Gioco
E voilà Blanchard: ama la Signora, ma la fa piangere
Grosseto, il gol alla Juve dell’ultrà bianconero. Il papà: «Solo Leonardo salta in quella maniera...»
GROSSETO. Appena tre mesi fa era in curva a Berlino per la finale di Coppa Campioni a tifare Juventus e mercoledì sera ha regalato il primo storico punto al Frosinone, schiacciando di testa proprio davanti ad uno dei suoi idoli, Pogba.
Quella di Leonardo Blanchard, 27enne difensore centrale maremmano del Frosinone, è una bella favola, che è solo all’inizio.
[[atex:gelocal:il-tirreno:site:1.12153562:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.12153562:1652081141/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]l 24 settembre a Grosseto, sua città natale, si parlava solo dell’impresa di questo ragazzo che ha iniziato a tirare calci ad un pallone nella squadra del Sauro e che il procuratore Luca Galletti ha lanciato, a 15 anni, nel firmamento nazionale, portandolo a Siena.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:sport:1.12153616:gele.Finegil.Image2014v1:https://www.iltirreno.it/image/contentid/policy:1.12153616:1652081141/image/image.jpg?f=detail_558&h=720&w=1280&$p$f$h$w=d5eb06a]]
Prima dell'incornata di testa che ha regalato alla matricola laziale lo storico primo punto nella massima serie, Blanchard era solo un buon giocatore che ha scalato tutte le categorie, passando dalla C2 di Poggibonsi, alla D con la Sangimignanese, fino alla vittoria della serie B con il Frosinone, la città che lo ha adottato tre anni fa e dove è avvenuta la svolta della carriera, grazie ad un presidente innamorato della sua grinta, della potenza fisica e di quegli stacchi di testa che hanno mandato su tutte le furie Max Allegri.
[[atex:gelocal:il-tirreno:livorno:sport:1.12153581:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.iltirreno.it/livorno/sport/2015/09/25/news/il-conterraneo-e-quasi-omonimo-bianciardi-scrisse-la-vita-agra-1.12153581]]
La serie A, prima di quattro giornate fa, “Leo” l'aveva solo respirata a Siena, nel 2007-2008, rimanendo in rosa, senza nemmeno giocare nemmeno un minuto.
«La vita è incredibile - dice Leonardo - Due mesi fa ero a vedere la finale di Coppa Campioni a Berlino in curva con i Viking e avevo la faccia colorata di bianconero. Aver segnato nella casa dei campioni è stata un'emozione immensa, ancora non me ne rendo conto».
«Il gol – aggiunge – è stato una liberazione, un riscatto a quel tiro deviato sul tiro di Zaza e lo dedico a Fulvia, la mia fidanzata che era a Torino, e alla mia famiglia. Non svegliatemi, sto sognando».
E increduli sono i genitori ed il fratello Filippo, che era allo Stadium, insieme agli amici del cuore di Leo, Nicola Brezzi e Raffaele Ferioli.
«Filippo – dice babbo Antonio – mi ha telefonato alla fine della partita singhiozzando. È riuscito solo a dire “Mi sembrava di rivederlo felice come quando era piccolo”».
In via Galileo, in pieno centro storico cittadino, dove Antonio e mamma Nadia hanno due negozi di abbigliamento, c’è stato ieri un incredibile via vai e anche Antonio ha dimenticato la proverbiale riservatezza. Per una mattina ha pensato più a rispondere al telefono e agli sms che alla vendita.
«Per le pubbliche relazioni andate da mia moglie», sorride, ma poi si scioglie: «Leonardo è matto per il calcio. Gli piace giocarlo e guardarlo. Aveva da poco mosso i primi passi e ha voluto un pallone tra i piedi. Vi confesso che io e il calcio siamo due cose diverse ed allora l’ho messo nelle mani del mio amico Paolo Franceschelli fin da quando aveva tre anni ed è stato poi il suo primo allenatore nel Sauro».
«Non so nemmeno da chi ha preso – aggiunge il babbo – Io non sono ancora riuscito a capire come funziona un fuorigioco: mio figlio prova a spiegare ad ogni pasto, usando il sale e il pepe».
Però da buon genitore non perde una partita: «Da quando aveva sei anni lo seguo ad ogni esibizione e so capire (sorride) quando gioca bene o male».
E mercoledì sera come è andato? «È stato sfortunato sul tiro di Zaza, ma quando la palla è entrata in rete ho subito capito che era stato Leonardo. Solo lui salta in quella maniera. Cosa mi ha detto? Era confuso e felice». Qual è il rapporto tra Leonardo e la sua città? «Ne è innamorato pazzo. Da piccolo è rimasto male per non essere stato preso nel Grosseto, ma appena finisce una partita corre a casa (abita sotto a noi) con Fulvia. E l’estate, a parte qualche viaggio breve, la passa a Marina di Grosseto, al Bagno Pineta del suo amico Walter Mundi, a giocare a beach tennis e beach soccer.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
