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Picchi, bandane e pugni chiusi, “The Guardian” parla livornese

di Gianni Tacchi
Picchi, bandane e pugni chiusi, “The Guardian” parla livornese

Livorno, il giornale inglese ha dedicato un lungo reportage alla società con qualche refuso: “Boia dè” diventa “Doia dé”, vengono citati Lucarelli e la trasferta a San Siro, dimenticato Protti

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LIVORNO. Si definisce così: «Il Guardian, l’unico quotidiano britannico a diffusione nazionale privo di un proprietario e indipendente rispetto ai partiti politici». E poi: «La principale voce liberale del mondo». È nato a Manchester nel 1821, grazie all’idea di un gruppo di imprenditori protestanti. Gli inglesi lo trovano in edicola dal lunedì al sabato, mentre la domenica chiedono l'Observer, quotidiano dello stesso editore. Da un po’ di tempo è anche sul web, ovviamente, e il suo sito internet è uno dei più cliccati in Inghilterra. E ogni tanto lancia sezioni nuove, rubriche, speciali… Fatto sta che in settimana una pagina è diventata amaranto. Sì, il Guardian si è messo a parlare del Livorno e dei suoi tifosi.

Il Guardian in Italia. Lo speciale fa parte di una guida alternativa sul calcio italiano, “The Gentleman Ultra”, che rientra ovviamente nella sezione sportiva del sito del Guardian. «La passione italiana vista con occhi inglesi», la sintesi british. Ci sono i profili di tante squadre, dalla Juventus all’Inter, ma anche approfondimenti su alcune storiche rivalità, come quella tra il Verona e il Vicenza. «The Gentleman Ultra – si legge – sta girando l’Italia per osservare la cultura degli ultrà da una prospettiva diversa, inglese. È uno sguardo nostalgico verso gli anni ’90, quando il calcio governava il mondo». E infatti, per quanto ci riguarda, si parla soprattutto delle Bal (Brigate Autonome Livornesi). Le firme sull’articolo amaranto sono quelle dei giornalisti Richard Hall e Luca Hodges-Ramon, aiutati soprattutto da Mark Doidge, un sociologo dello sport (Università di Brighton) che ha passato sei mesi a Livorno, guardando da vicino gli ultrà e i club.

La politica e lo stadio. Lo dice subito, il Guardian: «I tifosi del Livorno sono di estrema sinistra e si sono schierati contro personaggi come Silvio Berlusconi e Paolo Di Canio». E si sorprende quando scopre che lo stadio, l’attuale Armando Picchi, era stato inizialmente intitolato a Edda Ciano Mussolini. «È paradossale», scrivono i due giornalisti, che poi criticano la struttura per le sue condizioni: «È vecchia e ha poco da offrire». Ma il Guardian non è così tenero nei nostri confronti, esagerando un po’: «Livorno non è certo una delle migliori zone della Toscana ed è forse un posto ostile per viaggiare, ma dentro lo stadio c’è un’atmosfera incredibile. In realtà ci sono stati pochi problemi negli ultimi anni, quindi si dovrebbe vedere una partita in un ambiente relativamente sicuro». Lo è, tranquilli.

La Nord e Lucarelli. L’articolo analizza anche i vari gruppi ultrà che, nel corso degli anni, sono stati al fianco della squadra. Unioni, cori, bandiere e momenti significativi. «La curva Nord è sempre stata un punto di riferimento per l’identità di ogni livornese». Hall e Hodges-Ramon ricordano poi i 10mila tifosi a San Siro con le bandane, le multe per i cori contro Berlusconi, l’immagine di Che Guevara in ogni angolo, le rivalità con il Pisa, il Verona e la Lazio. «Comunque – chiudono i due giornalisti – è impossibile parlare degli ultrà del Livorno senza menzionare Cristiano Lucarelli, che ha scelto il numero 99 per ricordare la nascita delle Bal». Per il Guardian, è lui il simbolo della storia amaranto. Gli altri? Protti non viene neanche citato… E Picchi diventa Picchio. Ah, nel mezzo dell’articolo ci scappa anche un “doia dè”. Ma sul Guardian ci siamo. Boia dè.

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