Il Tirreno

Livorno

Il sogno dell’Olimpiade nel nome degli Scarronzoni

di Sandro Lulli
Il sogno dell’Olimpiade nel nome degli Scarronzoni

Luca Agamennoni, 35 anni, ha appena conquistato l’undicesimo titolo tricolore «Quando salgo sull’Otto mi emoziono, ora ho 300 giorni per conquistare il posto»

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LIVORNO. In fondo il canottaggio è un po' come la vita: per andare avanti bisogna guardare indietro. E Luca Agamennoni, trentacinquenne, rema da vent'anni, gli occhi sempre puntati sul prossimo obiettivo (naturalmente la sua quarta Olimpiade, quella a Rio 2016), la mente al passato, perché non c'è futuro senza il ricordo delle esperienze vissute. Spesso sui campi di regata internazionali al livornese in forza alle Fiamme Gialle ("non smetterò mai di ringraziare l'Arma e il 3° nucleo atleti Sabaudia") capita di sentirsi dire: «Ma come fai a resistere all'usura di questa disciplina?». E lui sorride: «Semplice, mi piace allenarmi, il mio divertimento sta nel faticare, più che nel gareggiare…». Ed è proprio questo il segreto di Luca, che dimostra dieci anni meno. Esaltarsi nella fatica, trovare nell'allenamento di ogni giorno nuove energie, lanciare una sfida all'età con i riscontri cronometrici. E dunque sveglia alle 6,30, riscaldamento, tre ore di barca, poi palestra, quindi il pranzo e il pomeriggio si ricomincia.

E' il più anziano della nazionale, un esempio per i giovani, e la sua figura ne esce addirittura ingigantita perché barba e profilo omerico aggiunti al cognome che profuma di mitologia greca lo rendono ancor più autorevole. Ma se lo vedessero in famiglia quando gioca con i figli Achille, 6 anni, Aronne 5 e Atena, 2 che lo fanno rigar dritto probabilmente… avrebbero meno timore.

E in questi giorni Agamennoni _ reduce dalla conquista dell'undicesimo titolo tricolore con l'Otto della Fiamme Gialle e poco prima dal campionato del Mondo in Francia _ è venuto a rilassarsi, prima di ripartire per Sabaudia.

Luca, un po' di riposo e poi…

«Poi di nuovo al lavoro e non vedo l'ora. Perché io non mi fermo mai, neanche a pensare a un successo essendomi abituato a guardare sempre oltre. Quindi già qui mi allenerò nella cantina del Venezia, con i VVF Tomei allo Scolmatore e con la Canottieri Pontedera, tra l'altro colpita recentemente dalla scomparsa di Sergio Marrucci, davvero un grande allenatore nonché una persona straordinaria che ricordo con immenso affetto".

Insomma diciamolo: lei guardi già a Rio de Janeiro…

«Certamente. Più o meno alla spedizione azzurra in Brasile mancano 320 giorni. Come dire poco meno di 600 allenamenti. Io a quella che sarebbe la mia quarta Olimpiade ci penso ogni giorno…"

Però non sa ancora se sarà possibile partecipare.

«Vivo giorno dopo giorno, allenamento dopo allenamento. Do tutto me stesso, poi vedremo».

Una ventina di giorni fa, prima del mondiale in Francia, sul lago di Aiguebelette, disse che là avrebbe capito tante cose…

«In effetti ho capito che ci sono ancora fisicamente e psicologicamente e forse anche più di quanto potessi immaginare».

In Francia era il secondo remo sull'Otto, una barca che a Livorno si è consegnata alla storia con gli Scarronzoni.

«Quando salgo sull'Otto mi emoziono sempre, le immagini degli Scarronzoni mi ronzano nella testa, penso spesso alle loro due medaglie d'argento alle Olimpiadi di Los Angeles e Berlino (ndr 1932 e 1936), ma anche ai loro due titoli europei…»

Prima della gara a gridarvi "gareggiate nel nome degli Scarronzoni!" , c'era il suo amico Stefano "Leone" Galoppini arrivato da Livorno. I suoi sette compagni come hanno reagito?

«Benissimo, Leone ci ha dato la carica, tutti i miei compagni di Nazionale sanno chi erano gli Scarronzoni perché noi studiamo la storia del nostro sport e per questi mitici atleti c'è grande rispetto».

In fondo anche lei vanta una carriera simile, con un argento e un bronzo olimpici, tre argenti e un bronzo ai mondiali e undici titoli italiani…

«Posso dire che quando iniziai a vogare a 15 anni, perché mi ci spinse il mio nonno materno Giorgio Bracci per farmi uscire dalla pigrizia, non mi sarei mai immaginato una carriera così lunga».

La lista dei convocati azzurri alle Olimpiadi sarà diramata il prossimo maggio dopo la gara a Lucerna

«Sì, è proprio così. La lotta inizia adesso. Io sono pronto. So di essere considerato una riserva di lusso, ma ho più di trecento giorni per conquistarmi il posto su una barca per chiudere la carriera nella maniera più bella che posso».

E dopo farà il tecnico?

«Io ora mi sento atleta, anche se intimamente capisco di avere la sensibilità per insegnare questa disciplina. Ma non ipotizzo il futuro, ho ancora 322 giorni per allenarmi, sudare, faticare, quindi divertirmi. E sognare…».

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