Il Tirreno

Livorno

Corre, suda, lotta e vince Il Livorno già è nel cuore dei tifosi

di Alessandro Bernini
Corre, suda, lotta e vince Il Livorno già è nel cuore dei tifosi

Quattro vittorie e 12 gol segnati, proprio come nel filotto di tre anni fa con Nicola sulla panchina Qualche punto in comune e tante diversità tra i due tecnici. E sabato che big match contro lo Spezia

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LIVORNO. «Allora, questo Livorno? Hai visto quanto corrono...». Cammini per strada, ti fermi al bar, scorri whatsapp, e ti rendi conto che il Livorno di Panucci sta davvero entrando nel cuore dei tifosi. È chiaro che quattro vittorie consecutive ti pitturano di azzurro il cielo, ma qui si va oltre. Perché la sensazione è che, finalmente, siamo di fronte a una squadra come piace a noi livornesi: che suda, che lotta, che può cadere ma tenta sempre di rialzarsi, che esce dal campo dopo aver dato anche l’anima. E di questo i tifosi sono orgogliosi. Scansafatiche e musi lunghi ancora non ne abbiamo visti.

Chiaro che bisogna volare basso. Quattro giornate sono una goccia nel mare della stagione, in più Como, Brescia e Ternana al momento sono nei bassifondi. Ma nessuno chiede al Livorno di uccidere al campionato. Chiediamo solo di continuare con questo spirito.

IL TASSO TECNICO. Visto che parliamo di calcio e non di wrestling, conta la voglia di lottare ma anche la capacità di giocare a pallone. Ed è evidente il salto in avanti sotto il profilo della qualità. Lo scorso anno per inventare un gol c’era Siligardi, oppure Siligardi, oppure Siligardi. Rotto lui e fermato Vantaggiato, siamo morti. L’unica strada percorribile era: stare chiusi e ripartire. Con il possesso palla che non portava mai a nulla.

Adesso è un’altra storia. Elementi come Vajushi, Pasquato, Fedato e Aramu possono farti la giocata in qualsiasi attimo della partita. Prendete i gol di Fedato con il Brescia e di Aramu a Terni: lampi improvvisi, di quelli che squarciano le difese avversarie. Ecco la qualità che mancava lo scorso anno, ecco la qualità che Panucci e Signorelli hanno iniettato nel Livorno.

Ah, dimenticavamo. Questa varietà di soluzioni offensive, aiuta in modo clamoroso Vantaggiato. Perché un conto è girarsi attorno e vedere solo difensori, un conto avere appoggi e spazi. L’avete visto il velo per il 3-2 di Pasquato? Tanta roba...

IL LIVORNO DI TERNI. La quarta perla della collana amaranto l’abbiamo trovata sotto la sabbia, quando ormai sembrava persa. È la terza volta che vinciamo in rimonta, e questo da una parte fa onore al Livorno e ai suoi giocatori, dall’altra però consiglia di tenere gli occhi aperti perché non sempre si può rovesciare il mondo.

C’è qualche passaggio a vuoto che va evitato, soprattutto in difesa. Soprattutto sulle palle inattive dove i piazzamenti non sembrano perfetti e la marcatura a zona non del tutto digerita. Ma se il Livorno fosse una macchina perfetta, ci sarebbe da preoccuparsi.

Meglio che ci siano dei problemi, perché problemi = margini di crescita.

PANUCCI E NICOLA. Fare paralleli e paragoni viene naturale. E allora la mente torna alle quattro vittorie consecutive della gestione-Nicola. Parliamo del campionato 2012-13, che si concluse col terzo posto e la promozione ai playoff. Anche allora iniziammo con quattro vittorie (Juve Stabia-Livorno 1-3, Livorno Padova 3-2, Pro Vercelli-Livorno 1-2, Livorno-Empoli 4-2), per poi inciampare alla quinta partita (Modena-Livorno 1-0). Quindi stessi 12 punti, stessi 12 gol segnati, ma stavolta ne abbiamo subiti 2 in meno. Anche allora partimmo a fari spenti, le favorite erano altre e l’allenatore aveva ancora tutto da dimostrare.

Al di là dei numeri dell’avvio di stagione, è davvero complesso trovare molti punti in comune tra i due allenatori. Più “compagno di squadra” Nicola, più “sergente” Panucci, più psicologo Nicola, più pragmatico Panucci. Anche fuori dal campo ci sembrano persone profondamente diverse.

C’è però una caratteristica comune: la fame, la voglia di emergere, l’entusiasmo nell’immergersi anima e corpo 24 ore al giorno nell’avventura livornese. Nicola era una macchina da guerra, non staccava mai la spina. Panucci vive tra il Centro Coni e l’hotel a Tirrenia divorando dvd, studiando calcio e avversari. Attenti perché questo punto che unisce Nicola e Panucci, fa spesso la differenza.

ARRIVA LO SPEZIA. Godiamoci la vetta e prepariamoci a un’altra battaglia. Di quelle difficili, per mille ragioni. Sabato scende al Picchi lo Spezia e negli ultimi anni abbiamo buttato giù svariate polpette avvelenate.

Esame difficile per il Livorno e forse è bene non caricare troppo questa partita, meglio conservare quel pizzico di leggerezza che Panucci sparge sempre nello spogliatoio a inizio partita gridando “andate e divertitevi”.

Non poniamo obblighi di vittoria, non carichiamo troppo questi ragazzi e non peschiamo nel passato. Mettiamola così: non perdere sarebbe già un gran bel risultato e quello deve essere l’obiettivo.

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