Il Tirreno

Livorno

Nesti, l’uomo derby «È il mio riscatto»

Francesco Parducci
Nesti, l’uomo derby «È il mio riscatto»

Dopo i 36 punti del capitano della Libertas contro la Pielle «Mi spiace solo per gli strascichi polemici sui social»

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LIVORNO. Raramente i derby vengono vinti da un solo giocatore. Nemmeno al grande Addison, per esempio, bastarono i 42 punti segnati nel suo primo derby (ottobre 1987) per vincerlo. Ma è innegabile che il derby dell'altra settimana porti chiaro il timbro di Edo Nesti: 36 punti su 62 totali della squadra (il 58%), 38 minuti in campo, 40 di valutazione, l'unico della Libertas a aver segnato da tre compresa la tripla a tempo quasi scaduto che sembrava aver dato alla squadra di Pardini, oltre al successo più desiderato anche la qualificazione in Coppa, prima dei pasticci federali. Il tutto a 37 anni, questo sì che è un caso unico. E è chiaro che uno così diventa automaticamente il bersaglio principale delle ire altrui, una sorta di Fantozzi 2.0 a distanza di trent'anni.

Se lo aspettava di uscire fra le urla, gli insulti, le minacce?

«In parte sì, in parte no. Come sempre il derby porta con sè qualche eccesso, ma vorrei che ora voltassimo tutti pagina. Anche io posso aver esagerato nell'esultanza o dopo nel rispondere sul social (che purtroppo amplifica tutto a dismisura, ndr) ma ora vorrei che tutto tornasse nel solco di una sana rivalità».

È stata la partita della vita o cosa?

«Una delle migliori. Non è il mio record di punti, perché ne avevo fatti 38 a Rosarno con Siracusa, eravamo in C1 e fummo promossi in B. Poi sempre con la maglia di Siracusa mi ricordo un 31 contro Bari, di là c'era Stefano Rusconi che era andato laggiù a chiudere la carriera».

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A proposito di carriera, la sua è talmente lunga e frastagliata che si fa fatica a ricostruirla...

«Settore giovanile al Giornalino, poi lo Junior (sparite entrambe, ndr), poi Piombino, Genova, le FF.AA. a Vigna di Valle, Lucca, S.Severo, Vado Ligure, Lamezia, Barletta, Siracusa, ancora Vado Ligure, Gela, Firenze, Affrico, ancora Gela e finalmente Livorno alla Libertas due anni fa. Anno scorso prima La Spezia e da metà stagione il ritorno alla Libertas».

Ma a La Spezia allenava Marco Mori...

«Tra noi non c'è stata intesa, può succedere nel nostro mestiere».

Allora è stato derby due volte?

«Diciamolo pure».

Diventato padre da circa un mese per la nascita del piccolo Leone, in questi giorni è in Sicilia per il battesimo del figlio.

«Ho conosciuto mia moglie quando giocavo a Siracusa, ma ci siamo sposati a Livorno nonostante la tradizione siciliana voglia il contrario. Almeno il battesimo non potevamo evitare di farlo laggiù».

Carriera che fatalmente volge al termine. Qualche rimpianto?

«Sì, mi dispiace di non aver mai assaggiato la serie A. Uno degli allenatori ai quali devo di più, Pezzini, che mi ebbe allo Junior, ha sempre detto che se avessi giocato da play avrei potuto aspirare a altri palcoscenici. E più di recente mi hanno fatto molto piacere i complimenti di un grande del basket, Sandro Dell'Agnello. Una volta venne a vedere suo figlio Tommaso, che giocava con me nella Libertas, e disse che gli sembravo sprecato per la serie C».

Cosa c'è oltre al basket nella vita di Edo Nesti?

«La famiglia, ovviamente. Poi gestisco un ristorante in società con mia cugina, zona Cisternino”. E dopo il basket giocato? “Per mia fortuna non ho mai avuto incidenti gravi, per ora non penso di smettere. Quando sarà il momento, l'allenatore no, non credo di essere portato. Ma restare nell'ambiente come dirigente mi piacerebbe. Vedremo».

 

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