Gioco
«Un buon test, ora pensiamo a Rio de Janeiro»
Meucci e la prova sfortunata di Pechino sognava una medaglia, è arrivato ottavo
FABRIZIO DEL PIVO. Un problema intestinale non ha permesso a Daniele Meucci di conquistare una medaglia nella gara di apertura, la più lunga, ai recenti Mondiali di atletica che si sono svolti a Pechino: nonostante tutto, è arrivato ottavo, il risultato del maratoneta pisano è stata il terzo miglior posto dell’intera spedizione azzurra nella capitale cinese preceduto soltanto dal quarto posto nella stessa gara ottenuto da Pertile e dal quinto della Palmisano nella venti chilometri di marcia femminile. A distanza di due settimane il trentenne ingegnere pisano (compirà gli anni il 7 ottobre) traccia un bilancio della sua gara e della Nazionale azzurra di cui è stato il Capitano. «La Maratona - esordisce Meucci - riserva sempre delle incognite. Ero preparatissimo, ma sono stato tradito, molto probabilmente dal caldo e dai sali minerali. Ho dovuto fermarmi ed ho perso un minuto. Sono ripartito, ma ormai tutto era compromesso. Peccato, perché è stata una gara strana con tutti i favoriti che si sono fermati strada facendo prima del trentesimo chilometro nonostante la corsa non avesse un’andatura elevatissima. Si è iniziato a forzare al trentunesimo chilometro ed io stavo benissimo. Avevo iniziato bene ed avevo studiato una tattica di attacco. Poi, purtroppo, è arrivato quell’inconveniente. Comunque, sono soddisfatto di questo ottavo posto nella rassegna iridata. Me lo avessero detto prima ci avrei messo la firma. Un conto è correre un Europeo, un altro il Mondiale. Poteva andare meglio, ma anche peggio. E’ stata una buona prova in previsione dell’Olimpiade di Rio de Janeiro dell’anno prossimo. Ho capito che la strada presa è quella giusta».
E’ stato un Mondiale con pochissime soddisfazioni per l’Italia: tante ombre, poche luci e zero medaglie. «Non direi che tutto è da buttare. Le staffette femminili ad esempio, hanno sfiorato la finale. La 4x100 ha schierato un quartetto composta da ragazze che hanno vent’anni o poco più. Hanno fatto il record personale ed hanno possibilità di miglioramento. La 4x400 ha patito l’infortunio della Grenot altrimenti la finale sarebbe stata certa. Tamberi nell’alto è arrivato ottavo e la Palmisano quinta nella venti chilometri di marcia. Non bisogna dimenticare che eravamo ad un Mondiale. La Federazione fa di tutto per aiutarci. Io, e molti altri, ci siamo allenati tantissimo, ma i risultati sono stati questi. Inoltre, molti infortuni ci hanno privato di atleti che potevano puntare alla finale se non al podio». Cova, Bordin, Antibo, Panetta, Lambruschini e molti altri. Prima dominavamo nel mezzofondo. Adesso ci sono state gare dove non eravamo rappresentati. «Sono nomi importantissimi. Io stesso non ho mai raggiunto alcuni di quei tempi. Gli allenatori sono rimasti quasi tutti i soliti. Non capisco questa metamorfosi in negativo. Non mi capacito di come, con la stessa scuola a non arrivare più a quei risultati. Forse, venti-trenta anni fa, c’era più “fame”. Magari, erano seguiti meglio».
Si è proposto di “tagliare” dei posti agli atleti militari. «Sono d’accordo a metà. Bisognerà analizzare caso per caso. Se in cinque-sei anni un atleta stipendiato da un gruppo militare non raggiunge risultati di alto livello è giusto “tagliarlo”. Però chi magari, dopo uno o due anni, anche a causa di infortuni, non riesce a raggiungere un determinato target va aiutato ancora. Idea, ripeto, può essere giusta, ma andrà valutata caso per caso». Prima delle gare a Pechino si è parlato tanto di doping. «Personalmente, sono stato controllato dal novembre scorso una decina di volte. Quando vogliano fare un controllo sanno dove trovarmi. In altre Nazioni, ad esempio in Kenia, non si danno gli indirizzi dove essere controllati. Così è più difficile sapere se uno “bara”. Mi auguro che tutti giochino ad armi pari, altrimenti partiresti handicappato anche a livello mentale».
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