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Da Bientina all’Iran L’impresa di Maurizio, Indiana Jones della bici

di ELENA GUERRI
Da Bientina all’Iran L’impresa di Maurizio, Indiana Jones della bici

di ELENA GUERRI L'idea del viaggio è scaturita dal suo spirito avventuriero e dalla curiosità di conoscere culture diverse, in controtendenza con i luoghi turistici più in voga. E così il...

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di ELENA GUERRI

L'idea del viaggio è scaturita dal suo spirito avventuriero e dalla curiosità di conoscere culture diverse, in controtendenza con i luoghi turistici più in voga. E così il quarantaduenne Maurizio Gazzarri ha deciso di partire dalle Quattro Strade di Bientina e di dirigersi in bicicletta alla volta dell'Iran. Dopo aver percorso in lungo e in largo sulle due ruote le zone più remote dell'Europa, ha progettato un itinerario diverso. Ha oltrepassato la frontiera turca a fine agosto e pedalando ininterrottamente per diciotto giorni, superando anche cinque passi di montagna di oltre duemila metri di altitudine, è entrato a Maku, nel territorio iraniano. Ad accompagnarlo esclusivamente le attrezzature necessarie, fornite dal Cicli Puccinelli di Bientina, visto che in caso di guasto meccanico sarebbe stato quasi impossibile trovare negozi di bici. «Potevo contare solo sulle mie forze e sulle camere d'aria, sulle chiavi a brugola e sui nastri che avevo con me.- racconta - nonostante ciò ogni paese mi ha accolto festosamente e gli abitanti turchi, curdi e iraniani erano soliti offrirmi il cay ovvero il tè tradizionale e formaggio di pecora, obbligandomi a fermarmi per trascorrere un po’ di tempo loro». Gazzarri prima di raggiungere la meta, ha lasciato alle sue spalle la Toscana, salutando Montecatini, Pistoia, la Porrettana. Ha proseguito verso Bologna, Ferrara, Rovigo, Mestre, dove ha incontrato un altro intrepido come lui di nazionalità francese, intento a compiere il giro dell'Europa centrale. Finalmente al terzo giorno è giunto alla frontiera, superando prima i controlli con la Slovenia e poi con la Croazia. «Qui - sottolinea - non ho potuto fare a meno di osservare case bruciate e abbandonate, campanili distrutti e paesi devastati dalla guerra, con chilometri e chilometri di desolazione».

A quota 400 chilometri,Gazzarri ha compiuto il suo ingresso in Bulgaria e il suo attraversamento. Un breve passaggio dalla Grecia e poi ecco la Turchia, con le sue moschee, le scritte arabe, i muezzim che invitano i fedeli alla preghiera. Chiaramente le difficoltà non sono mancate: «Entrare nelle città - prosegue - era tutt'altro che semplice. Istanbul, ad esempio, è una metropoli con tredici milioni di abitanti. Praticamente un mostro di smog pronto ad inghiottire un piccolo essere come me e lì ho superato duecento chilometri densamente abitati. Dall'altro lato non ho potuto fare a meno di notare come sia straordinario il sistema delle comunicazioni stradali turco. Le strade nazionali sono a due corsie con una di emergenza. Ho attraversato la Turchia da est a ovest per 1800 chilometri in un'unica strada. La situazione comunque era tranquilla ed io pur essendo cattolico, tra musulmani non ho avuto nessun tipo di problema».

Trascorsi diciotto giorni, Maurizio è giunto in Iran, dove è stato costretto a vendere la telecamera, per arrivare all'aeroporto e poter tornare a casa. «Poter concludere questo viaggio - conclude - è stata una grande soddisfazione, ma ciò non sarebbe stato realizzabile senza il consenso del mio datore di lavoro Franco Vierucci. di Toscana Pellet che mi ha concesso il tempo necessario per la mia impresa».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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