Il Tirreno

Livorno

Quel volo verso il cielo e la stoppata a “Big Mo”

di Francesco Parducci
Quel volo verso il cielo e la stoppata a “Big Mo”

A 60 anni ci ha lasciato Moses Malone, stella Nba vista anche a Livorno Indelebile il 7 settembre 1982, quando il baby Dell’Agnello stupì il mondo

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LIVORNO. Domenica scorsa, come tutti gli appassionati di basket già sanno, se ne è andato a 60 anni Moses Malone, “Big Mo”, una delle leggende della Nba dove ha militato per 20 campionati, finendo ogni volta in doppia doppia (punti e rimbalzi) di media. Miglior rimbalzista offensivo di sempre, poi tre titoli vinti, 6 stagioni da miglior rimbalzista assoluto, 12 chiamate all'All Star Game. Primo giocatore ogni epoca a saltare il college per passare direttamente professionista dopo il liceo (ma negli Utah Stars della disciolta Aba) imitato un anno dopo da Darryl Dawkins, un altro grandissimo che se ne è andato poche settimane fa.

Il 7 settembre del 1982 Malone era già una stella di prima grandezza della Nba, era già stato eletto due volte miglior giocatore della Lega (1979 e 1982, con Houston). Sandro Dell'Agnello era invece un ragazzo di nemmeno 21 anni (pensate a un '94 di oggi, improponibile) che oltre a tutto aveva a cominciato a giocare a basket molto tardi, dopo aver gironzolato per altri sport. Era dunque ancora piuttosto ruvido nei fondamentali, ma era dotato di una fisicità pazzesca e di un'etica del lavoro fuori dal comune.

Quella sera la Rapident Livorno disputò un'amichevole con una selezione della Nba (il giorno precedente era toccato alla Libertas Peroni) e, a un certo punto (al di là della nettissima vittoria delle stelle d'oltreoceano) accadde l'incredibile. Malone, 18 per lui alla fine, andò al tiro e si vide il pallone deviato oltre la linea da quel ragazzo quasi imberbe. Fu, simbolicamente, il punto d'inizio di una grande carriera, conclusa a 40 anni con uno scudetto, un argento europeo, 108 presenze in nazionale (terzo livornese di sempre dopo Massimo Cosmelli e Dado Lombardi). La foto di quella stoppata finì sui tavoli di Superbasket, a quei tempi una sorta di Bibbia settimanale per tutti gli appassionati di basket.

Chi scrive aveva appena iniziato la collaborazione con quel giornale e gli venne chiesta un'intervista a quel ragazzo che “aveva stoppato Malone”. L'intervista venne fatta a casa di Sandro, alle Sorgenti, e fu la prima per tutti e due, intervistato e intervistatore, difficile dire chi dei due fosse più emozionato. «Diventai conosciuto – ricorda oggi Dell'Agnello dalla sua casa di Caserta dove è tornato da allenatore dopo averci passato 7 anni da giocatore – prima ancora di diventare un giocatore vero. Lui era una stella ma io ho sempre provato a fare il possibile contro chiunque abbia avuto davanti. Poi, onestamente, loro erano in palese ritardo di condizione, erano qua in tournèè ma più per fare turismo che altro, altrimenti invece di darcene 20 ce ne avrebbero dati 60 o più».

Ma di stoppate importanti, anche se forse lo sa meno gente, ce ne fu anche un'altra... «Quella, di tutta la mia carriera, è l'unica foto che tengo incorniciata su una parete di casa. Valtellina Circuit, 1985. Io giocavo con una selezione di italiani, lui aveva 22 anni ma era già una celebrità per quello che aveva fatto al college e per quello che aveva cominciato a fare con i Bulls». Sì, scusi, ma lui chi? «Era Michael Jordan...».

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