Gioco
«Prima il Livorno e poi la Darsena»
Spinelli scatenato, elogia Panucci e pensa a Bruxelles
LIVORNO. Salutate la capolista. E Spinelli se la ride. Il giorno dopo il blitz di Novara il presidente è scatenato e non può essere che così. D'altronde, quella appena passata, per lui è stata una settimana da Dio. Parla della squadra e di eventuali orizzonti societari alla luce della cessione del 45% delle quote del suo gruppo al fondo di investimento britannico Icon Infrastructures, un affare che consolida il suo impero. Il primo pensiero del presidente, però va a quei sei punti in classifica dopo due giornate: «Come si dice? Chi ben comincia è a metà dell'opera! Ho esultato tantissimo al gol della Ternana con il Cagliari perché almeno per qualche ora ci ha consegnato il primo in classifica in solitudine».
Giovane, ma tosta. In due parole: la squadra c'è...
«Sì ma possiamo fare meglio».
Non le sembra di essere incontentabile?
«Ma no, la mia è una critica costruttiva, ci mancherebbe altro. Questo Livorno mi piace. Intendo dire che abbiamo grandi margini di miglioramento. Il gruppo è giovane e ci sono giocatori che fino ad ora non abbiamo mai avuto – come Jelenic – e altri ancora poco utilizzati: Comi. Insomma sono fiducioso. Ora mi aspetto una bella risposta dai tifosi venerdì con il Brescia. Certo. Abbiamo subito due partire in tre giorni. Non c'è neanche il tempo per godere del momento favorevole».
Che cosa l'ha convinta di più a Como?
«La pazienza. Siamo stati timidi in alcuni frangenti, ma poi alla lunga siamo usciti bene. Abbiamo giocatori di qualità. Si vede la mano di Panucci. Ora però non dobbiamo montarci la testa per nessuna ragione al mondo».
Parliamo di questioni extracalcio?
«Mi vuol chiedere della cessione delle quote agli inglesi?»
Beh, sì e soprattutto se cambia qualcosa per il Livorno?
«La premessa è che il mio gruppo è ancora più forte. Il Livorno però non c'entra».
Significa che non ci saranno maggiori investimenti nel calcio?
«Significa che sono due cose diverse. Il Livorno fa parte di un altro pacchetto. Appartiene a una finanziaria di famiglia».
Da Genova dicono che vorrebbe mettere le mani sull'aeroporto “Cristoforo Colombo”. Neanche questo cambierebbe il quadro amaranto?
«L'idea è quella. E non è nemmeno nuova perché l'aeroporto è un nostro antico pallino. Il ramo delle infrastrutture ci interessa. Per il Livorno no, non cambierebbe nulla. Ma non ci fermiamo mica qui».
Si riferisce alla partita della Darsena Europa, vero?
«Esatto. E questi sono giorni cruciali. La scorsa settimana ho parlato con il presidente dell'Autorità Portuale, Gallanti. Mi ha detto che entro il 20 settembre a Bruxelles sarà presentato il progetto “Darsena Europa”. Noi abbiamo espresso ufficialmente la manifestazione d'interesse e siamo in gara. È un affare da mezzo miliardo di euro: 200 milioni sono garantiti dallo Stato, 300 da privati. E noi siamo in corsa».
Darsena Europa e Livorno andrebbero a braccetto, magari sotto forma di nuovi investimenti nel calcio. O no?
«Io credo che sia ora che la città mi restituisca qualcosa. In sedici anni e mezzo credo di aver fatto qualcosa di importante per il calcio. Altri soldi nel calcio? Vediamo. Intanto dobbiamo capire come va a finire questa storia portuale».
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