Gioco
Livorno, un applauso lungo 180 minuti
Nuovo modulo, pressing in difesa, doppio play e pazienza in attacco: così Panucci sta plasmando la sua squadra
LIVORNO. Sabato, tornando da Novara, abbiamo riassaporato una piacevole euforia che non ricordavamo da tempo. Esattamente dal 17 gennaio, giorno del blitz a Carpi con Gelain in panchina. Da allora sono passati 238 giorni, un’infinità.
180’ di applausi. Non c’erano certezze su questo inizio di stagione. Speranze sì, qualche sensazione positiva, ma niente di concreto. E siccome nel calcio serve “ciccia”, il campo poteva essere l’unico giudice. Beh, i primi 180’ sono stati da applausi, per i 6 punti conquistati e per la capacità della squadra di “leggere” alla perfezione due partite profondamente diverse. Sei gol segnati, uno solo subito, un palo, due espulsioni conquistate (per falli da ultimo uomo, dunque possibili gol, non per falli violenti: c’è una bella differenza). Ecco, questa è la “ciccia” di cui parlavamo prima.
Il nuovo modulo. Panucci sta plasmando bene la sua squadra. Con un’idea tattica precisa. Voleva giocatori di qualità, ha capito di averli, e li schiera. Magari anche tutti insieme. Da qui nasce il passaggio dal 4-3-3 preventivato, al 4-2-3-1 delle prime due partite.
A Novara, in trasferta, dove un pareggio poteva andar benissimo, Panucci poteva essere tentato dall’idea di metter dentro Moscati per dare più equilibrio. Invece ha scelto Vajushi proprio per non rinnegare l’idea tattica dei tre “inventori” dietro alla punta. Rischioso, fosse andata male è chiaro che a Panucci sarebbe stato posto l’interrogativo sulla scelta: invece ha vinto luim ha vinto la sua idea di gioco. Perché i gol sono arrivati proprio seguendo il copione: inserimento dal lato opposto di Fedato sulla prima rete, inserimento di Vajushi nell’azione del rigore del 2-1.
Il doppio play. Bene anche la logica del doppio play, con Schiavone e Luci davanti alla difesa per far muro davanti ai quattro difensori e dare ordine alle ripartenze. Col pressing (non continuo, ma giusto che sia così) che non ha tolto niente alla compattezza.
Quota 50. Chiariamo. Non è che adesso d’improvviso siamo diventati i favoriti per andare in serie A. Perché sennò si perde la bussola e soprattutto la logica. Eravamo e restiamo una squadra che deve pensare a salvarsi senza soffrire, arriviamo a 50 punti e poi se ne riparla.
Detto questo, godiamoci il momento. Guardare gli altri dall’alto è sempre un piacere.
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