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Livorno

Italia sogna il Flaminio-bis con la Francia

di Alessandro Cecioni
Italia sogna il Flaminio-bis con la Francia

In Inghilterra via ai mondiali di rugby, gli azzurri acciaccatissimi debuttano sabato contro i galletti, poi c’è l’Irlanda

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ROMA. E' un'Italia acciaccata e perseguitata dalla sfortuna quella che si presenta all'ottava edizione della Coppa del mondo di rugby (esordio azzurro sabato prossimo a Twickenham contro la Francia). Sergio Parisse, il capitano, non sarà in campo nella prima gara perché reduce da un intervento per ridurre un ematoma a un polpaggio, Gonzalo Garcia ha una caviglia in disordine. In più ci si mettono contrattempi di tutti i tipi: treno che si guasta e impedisce agli azzurri di raggiungere il raduno a Roma in tempo per la presentazione, pullman proveniente da Fiumicino costretto a fermarsi per problemi ai freni.

«Ma noi contiamo sulla Provvidenza - dice il presidente Alfredo Gavazzi - anche per battere Francia e Irlanda, che comunque abbiamo già battuto nel Sei Nazioni».

Ma quello che inizia venerdì a Londra con Inghilterra-Fiji (tutte le partite in diretta su SkySport) più che per la Provvidenza potrebbe essere ricordato come il mondiale degli arbitri. Lo dice chiaro il general manager della nazionale di rugby Luigi Troiani, lo dicono i giocatori, lo dice Jacques Brunel, commissario tecnico azzurro. «Ci sono almeno due fasi di gioco, mischia ordinata e maul, in cui il giudizio dell'arbitro diventa decisivo», dice il ct.

Quindi cosa si deve fare?

«Intanto mercoledì è stata fissata una riunione fra noi allenatori delle venti squadre finaliste e tutti gli arbitri. Noi chiederemo, loro ci spiegheranno. Perché è abbastanza chiaro che ci voglia un metro unico di giudizio. Guardiamo gli ultimi nostri test. Contro la Scozia nella prima partita abbiamo avuto cinque calci a favore nella mischia chiusa, contro la Scozia, nel secondo test, quattro contro. Non era cambiata la squadra era cambiato l'arbitro».

E per quanto riguarda la maul, la mischia spontanea? Quelle vicine alle linee di meta sono micidiali, non sembra esserci possibilità di difesa.

«Intanto io dico che sono contrario alla maul, per me è contro lo spirito del gioco. Nel rugby attacco e difesa devono avere sempre le stesse possibilità, qui no, la difesa non ha armi. Allora è l'arbitro che deve intervenire davanti ai comportamenti scorretti dell'attacco (uomini che si legano davanti al pallone, lateralmente, etc) così come punisce la difesa che fa crollare il raggruppamento».

Importanza dell'arbitraggio, dunque. Ma i mondiali sono una verifica anche di dove sta andando il gioco nel suo complesso. Cosa vedremo di nuovo? Che mondiale sarà?

«Basta vedere come giocano nell'emisfero sud per capire dove sta andando il rugby. Australia, Argentina e All Black, il Sudafrica no mi pare indietro, stanno giocando con sempre maggiore dinamismo e sempre più palloni al largo. Meno gente a contendere il pallone, più continuità di manovra. Sarà un mondiale più spettacolare».

E l'Italia? Abbiamo Francia e Irlanda nel girone, scogli insormontabili?

«E perché? Le abbiamo entrambe battute, sono favorite, ma noi abbiamo tutti i numeri per mettere loro dei dubbi. Vediamo alla fine chi avrà avuto ragione».

Arriviamo acciaccati. Quali sono i nostri maggiori problemi?

«Fare a meno di Parisse contro la Francia è dura. Sia per le sue grandissime doti tecniche, sia perché è un combattente, un trascinatore, un vero capitano. Vedremo in settimana chi lo sostituirà nella guida della squadra. Anche Garcia non sta bene vedremo se ce la farà, detto questo dobbiamo entrare in campo per dare il meglio e mettere dubbi ai francesi. Io dico che ne siamo capaci».

Quando lei è arrivato nel 2011, l'Italia si trascinava dietro il problema dell'apertura. Lo abbiamo risolto?

«Abbiamo provato Burton e se ne è andato, Di Bernardo e se ne è andato, Orquera lo stesso. Haimona si è infortunato. Allan è una soluzione, è con noi da due anni, sta mettendo una buona percentuale di calci e Canna è molto giovane ma sa anche prendersi dei rischi. Loro due sono il futuro, ci credo. Spero però che siano anche il presente, perché noi ne abbiamo bisogno ora».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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