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Giovani e anche un po’ fuori ruolo Che bravi Calabresi e Gasbarro

Giovani e anche un po’ fuori ruolo Che bravi Calabresi e Gasbarro

LIVORNO. Raro che la realtà sia ancora più bella dei sogni. Ma a volte succede. Chiedete ad esempio ad Andrea Gasbarro e Arturo Calabresi: due ragazzi che d’improvviso si sono ritrovati titolari in...

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LIVORNO. Raro che la realtà sia ancora più bella dei sogni. Ma a volte succede. Chiedete ad esempio ad Andrea Gasbarro e Arturo Calabresi: due ragazzi che d’improvviso si sono ritrovati titolari in serie B, oltretutto fuori ruolo, e ci hanno regalato due prestazioni da leccarsi i baffi.

Gasbarro nasce centrale ma con Panucci ha giocato due partite da esterno sinistro. «Guarda che questo ragazzo è bravo, vi sorprenderà», ci confidò in estate il ds Elio Signorelli. Aveva ragione. Cose semplici, nessuna forzatura, la capacità di trovare l’equilibrio tra spinta e fase difensiva. Oltretutto Andrea è un ragazzo umile, l’esatto contrario di certi fenomeni da baraccone che purtroppo nel calcio moderno stanno venendo su come i funghi.

Bravo contro il Pescara, quando è stato spesso un centrocampista aggiunto vista la pochezza offensiva dell’avversario. Bravo contro il Como, quando ha tenuto la posizione dando solidità al reparto. Abbiamo sicuramente un giocatore in più sul quale contare. Vantaggio non da poco considerando i problemi di tesseramento che vi abbiamo spiegato relativi a Tonci Kukoc.

Da applausi anche Arturo Calabresi, al debutto in serie B. Di solito a 19 anni se ti va bene scaldi le panchine, altrimenti vai in tribuna. Panucci non ha avuto paura a gettare dentro questo ragazzo che nella Primavera della Roma aveva giocato quasi sempre da centrale, anche se all’occorrenza aveva anche fatto il terzino destro.

A Como ha impressionato la sua autorevolezza. Il primo tiro in porta del Livorno è stato suo, il fallo più deciso del Livorno è stato suo. Ha fatto tutto con piglio, con carattere, senza mai farsi prendere dall’ansia. Si capisce che è un predestinato. Per certe caratteristiche (anche fisiche) ci ricorda il primo Domizzi, quello che la Lazio mandò a Livorno (insieme al povero Aquino) a farsi le ossa. Calabresi può diventare anche più forte.

Avanti ragazzi. Questo è solo l’inizio. (al.ber.)

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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