Gioco
Aru, grinta e talento La Vuelta parla italiano
Il venticinquenne sardo incoronato re del Giro di Spagna che si è concluso a Madrid «Una gioia enorme, spero che il mio successo avvicini i giovani al ciclismo»
MADRID. Una Specialized tutta rossa, come lamaglia che indossa con orgoglio e merito. Il “re di Spagna” ha il viso pulito di Fabio Aru, che trasforma l’ultima tappa, la Alcalà de Henares-Madrid di 98,8 chilometri, in un’autentica passerella. Adesso è ufficiale: il 25enne scalatore sardo dell'Astana è il sesto italiano a scrivere il suo nome nell’albo d’oro della corsa dopo Angelo Conterno (1956), Felice Gimondi (1968), Giovanni Battaglin (1981), Marco Giovannetti (1990) e Vincenzo Nibali (2010).
Il grimpeur isolano succede allo spagnolo Alberto Contador, quest'anno assente, e festeggia nella capitale iberica con tutta la sua squadra il primo successo in una grande corsa a tappe dopo il secondo posto ottenuto all'ultimo Giro d’Italia, corredato dalle vittorie di Cervinia e Sestriere e dalla maglia bianca come miglior giovane. Professionista dal 2012, il campione di San Gavino Monreale, classe 1990, si era imposto in due frazioni nella Vuelta 2014, a Santuario de San Miguel de Aralar e Meis. Stavolta, anche restando a secco, ha saputo portare a casa la classifica generale con un vantaggio di 57" sullo spagnolo Joaquin Rodriguez (Katusha) e 1'09" sul polacco Rafal Majka (Tinkoff), rispettivamente secondo e terzo sul podio madrileno. Il capolavoro dell'Astana è arrivato sabato, nella penultima tappa con quattro Gpm da affrontare: l'attacco ai -50 Km dall'epilogo è costato la maglia all'olandese Tom Dumoilin che, dopo aver dominato la crono di Burgos, è crollato, perdendo anche un podio che, in fin dei conti, avrebbe ampiamente meritato. «Ho realizzato un sogno, sono molto emozionato e felice - il commento a caldo di Aru - Devo ringraziare i miei compagni che hanno creduto in me e che mi hanno aiutato a realizzare quest’impresa. Dedico la vittoria a loro, alla mia famiglia, alla mia ragazza, ai tifosi e alle persone che mi seguono».
Per l'isolano, il giorno da ricordare «è stata la tappa di sabato, emozionante, dove abbiamo fatto un gran gioco di squadra e dimostrato di essere un gruppo unito». Aru, infine, si augura che il suo trionfo avvicini altri sportivi al ciclismo: «Mi farebbe piacere che qualche persona in più si avvicini a uno sport bellissimo e appasionante. È per questo che noi facciamo il massimo». Da segnalare anche la “medaglia di legno” del colombiano Nairo Quintana (Movistar), che chiude quarto, e quattro azzurri nella top-20: undicesimo Domenico Pozzovivo (Ag2r), tredicesimo Gianluca Brambilla (Etixx-Quick Step), diciannovesimo Giovanni Visconti (Movistar) e ventesimo Diego Rosa (Astana).
In vista dei Mondiali di Richmond, il ct azzurro Davide Cassani ha tratto preziose indicazioni, considerando anche le due vittorie azzurre di tappa, quella di Alessandro De Marchi (Bmc) in quota, a Fuente del Chivo, e di Kristian Sbaragli in volata a Castillon.
Due invece gli episodi da dimenticare: l'espulsione di Vincenzo Nibali (Astana) alla seconda tappa per essersi agganciato a un’ammiraglia dopo una caduta, e il ritiro dopo undici frazioni del favorito della vigilia, il britannico Christopher Froome, messo al tappeto da una frattura al piede.
Nell'ultima tappa di Madrid, ha gioito anche John Degenkolb: il tedesco della Giant-Alpecin, vincitore in avvio di stagione di Milano-Sanremo e Parigi-Roubaix, si è imposto con uno sprint di potenza sugli olandesi Danny Van Poppel (Trek) e Jean-Pierre Drucker (Bmc). Ottavo Sbaragli, ancora tra le migliori ruote veloci. Aru arriva circodando dai suoi con 20" di ritardo: foto di gruppo con lacrime e risate, poi la festa del podio con la bandiera dei 'quattro mori' sulle spalle mentre risuona l'Inno di Mameli.
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