Gioco
Contro il Como godiamo sempre
Livorno da urlo: va sotto, recupera, vince e dopo due giornate è già solo in testa alla classifica
INVIATO A NOVARA. Noi avevamo Grauso, loro hanno Gerardi. Noi in 9 contro 11 ribaltammo una partita pazzesca: era il 2003, vincemmo 2-1 al Picchi tra gente che piangeva di gioia. Loro in 10 contro 11 hanno perso perché così va il calcio e perché nella storia recente contro il Livorno l'hanno quasi sempre mangiata ghiaccia.
Come ieri. Un bel 2-1 che riempie il cuore e anche la pancia. Perché stavolta i tre punti li abbiamo strappati dopo una battaglia, percorrendo una strada tortuosa e non un' autostrada come contro il Pescara. C'erano ostacoli di ogni tipo, trappole ovunque, il Como è anche andato in vantaggio 1-0 e lì ce la siamo vista brutta. Ma questo è un Livorno che non molla, si sbatte, e sul neutro di Novara ha mostrato anche un cinismo insospettabile.
LA PAZIENZA. Altra qualità insospettabile che ha portato dritti alla vittoria è stata la pazienza. Contro un Como blindato nel 5-3-2 (non ci raccontate che era un 3-5-2…) e sotto di un gol, il Livorno non si è mai sbilanciato. È rimasto ben organizzato nel suo 4-2-3-1, a volte giocando anche troppo sotto ritmo, ma alla resa dei conti questa idea tattica si è rivelata giusta. Perché gli amaranto sono rimasti in attesa dell'attimo giusto, quello dove la giocata del singolo poteva fare la differenza.
E così è stato, visto che a livello individuale il Livorno è più forte. Un colpo di testa di rara precisione di Fedato, una volata impressionante di Vajushi con rigore e rosso per il difensore: ecco come il Livorno ha ucciso la resistenza del Como, che d'improvviso si è ritrovato in mezzo alla disperazione.
IL SONNELLINO. Eppure nel primo tempo abbiamo rischiato grosso, colpa di una dormita su un calcio d'angolo. Certi palloni vanno divorati, bisogna andarci in cinque e piuttosto darsi a vicenda calcioni nelle caviglie. Invece un po' tutti ci sono andati molli: la prendo io, la prendi tu, l'ha presa Sbaffo (che tra l'altro è bravo ma un lentone…) che da due passi poteva solo metterla dentro.
La reazione, va detto, non è stata granchè. Discreta la partenza della manovra, sicura la difesa, ma poi negli ultimi 25 metri l'arrosto diventata fumo. Perché Fedato a sinistra non riusciva a saltare l'avversario, Pasquato e Vantaggiato a volte si pestavano i piedi, l'unico ad accendere a volte la luce era Vajushi che a destra saltava con facilità Jakimovski.
Meglio dunque a destra, e non è un caso che proprio da quella fascia sia nato il gol del pareggio al 42': azione manovrata, poi cross al bacio di Schiavone e movimento perfetto sull'altra corsia di Fedato che di testa ha piazzato il pallone sul secondo palo. Gran bel gol.
LA ZAMPATA ALBANESE. Chiaro che sull'1-1 il Como ha dovuto osare un pizzico di più. E il Livorno ha aspettato solo l'attimo giusto per trovare lo spiraglio, infilarci il piede e abbattere la porta. " L'attimo fuggente" è andato in onda al 19' in uno dei rari lanci lunghi, proprio perché Luci ha visto la difesa del Como molto alta e per la prima volta sbilanciata. Super l'accelerazione di Vajushi che ha preso d'infilata Marconi conquistando il massimo: calcio di rigore e cartellino rosso per il difensore del Como. Sul dischetto c'è andato Vantaggiato che, nel dubbio, ha tirato una sassata di quelle che spaccano le reti.
Il resto della partita si è trasformato in un tentativo di assalto senza molta logica del Como. Tanti palloni gettati in area, con Panucci che giustamente ha messo Cazzola per dare centimetri e peso anche davanti alla difesa. E stringendo i denti, abbiamo resistito, senza che Pinsoglio si sia inquietato granché.
LA CAPOLISTA. Ma sì, gustiamocele queste due vittorie. Di sicuro oggi ogni tanto ci andremo a rivedere la classifica, perché fa bene al cuore. È chiaro che non conta niente, è chiaro che siamo in testa dopo 100 metri in una maratona di 10 chilometri. Ma intanto ci siamo. E ad una squadra giovane come la nostra fa bene. Fa tanto bene.
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