Gioco
Maledetto Sinigaglia, lacrime e sorrisi sul lago
Nel 2001 la sconfitta ai play off per la serie B, tre anni dopo la vendetta e il volo verso la serie A
LIVORNO. Stavolta una certezza c'è già: non verseremo le nostre lacrime – di gioia o delusione che siano – dentro le acque limacciose del Lago.
Sì, perché il vecchio 'Sinigaglia', teatro di sfide epiche, è in manutenzione e allora l'antica rivalità con il Como consumerà questo nuovo atto sul sintetico del 'Piola' di Novara e qualcosa non torna.
Sì perché questa non è una partita da giocare sulla “moquette”. No.
Qui bisogna essere brutti, sporchi e cattivi, più cattivi degli altri. Altro che tappeto verde, simil-Subbuteo.
Le ultime due edizioni di Como-Livorno sono tatuate nella memoria di chi oggi ha almeno 25 anni: indimenticabili come può esserlo uno spareggio playoff perso senza subire un tiro in porta e una vittoria arrivata con due gol segnati nei minuti di recupero.
17 giugno 2001. A Como si gioca gara-2 di finale playoff. All'andata al 'Picchi' è finita senza gol: uno 0-0 più bugiardo di Pinocchio con il Como preso a pallonate, ma salvato dai ripetuti interventi miracolosi del portiere Brunner.
Al Livorno serve l'impresa. O vince o in B salgono gli uomini di Dominissini. Al 'Sinigaglia' – proprio come sette giorni prima all'Ardenza, c'è una sola squadra in campo.
Protti è acciaccato per via di un'entrata assassina dell'aretino Bacci in semifinale, e in campo dal primo minuto ci va Scichilone.
Il bomber di Butera dopo una manciata di minuti può entrare nella storia amaranto dal porta principale, ma da tre-metri-tre colpisce la traversa. È un sinistro presagio. Il Como si difende a oltranza.
All'11' della ripresa Jaconi mette dentro un eroico Protti che gioca con una gamba sola, ma tanto basta per costringere Brunner all'ennesimo miracolo su un suo colpo di testa. 0-0 anche al 90', si va ai supplementari.
Il cielo è grigio sopra Como e i nostri restano in 9 per le espulsioni di Grauso e Di Carlo. Al minuto 120 Geraldi svirgola un rinvio e uccella Ivan.
È l'unico pallone transitato dalle parti di Ivan in 210' di doppia finale. Como festeggia. Giocatori e tifosi amaranto piangono stremati. È l'epoca in cui la grandezza amaranto si esprimeva solo nelle disavventure. A fine partita Jaconi si presenta in sala stampa e dice: «Da oggi non sono più l'allenatore del Livorno».
I giornalisti al seguito si guardano smarriti: «Da oggi – prosegue il Vodz – io sono tifoso del Livorno». E' il germe della rinascita.
21 marzo 2004. Dicono che la vendetta sia un piatto da servire freddo.
Tre anni dopo il playoff perso il Livorno si prende la rivincita. Gli amaranto di Mazzarri sono nelle parti nobili della classifica di B.
Il Como ha il destino segnato. L'anno dopo sarà in C1. Ma in campo c'è battaglia. Tre giorni prima ci siamo mangiati le mani per un rigore fallito da Protti all'Ardenza con il Cagliari al 94'.
Tossine psicologiche ce ne sono in quantità industriale. E si vede. Al 'Sinigaglia' il Livorno va tre volte in vantaggio: con Chiellini e una doppietta di Cristiano Lucarelli. Ma per tre volte viene ripreso.
L'ultima, all'89'. Rastelli – che ora allena il Cagliari – sfugge a Doga e mette in mezzo. Melara è troppo morbido e da dietro arriva il difensore Tarantino, uno che non segnava neanche nei Pulcini: controllo in corso e 'bum' palle in fondo al sacco. I comaschi esultano come se avessero vinto la Champions.
Ma al 92' Doga, stremato centra per Vigiani. Lui di testa ci va sempre malvolentieri, ma stavolta non può esimersi. Palla che picchia in terra e va nel sette. Un minuto dopo Cristiano fa tutto da solo. Aggira Lamacchi, fa 5-3 e va a piangere sotto la curva livornese.
Vendicato il playoff. Espugnato il 'Sinigaglia' dopo oltre 70 anni, possiamo volare verso la serie A, mentre loro finiscono dritti in C.
D'altronde ci sono le categorie: noi siamo gente di mare. Loro di lago. Ricordiamocelo anche domani.
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