Gioco
Il lord Gabriele Ghio, da Livorno a Londra nel tempo di un lancio
Partito per l’Erasmus, è diventato un pilastro dei Mets «Il baseball è sempre stata una passione, ma adesso...»
LIVORNO. A Livorno se parli di Erasmus le prime cose che vengono in mente sono le feste, le ore piccole in discoteca, i botellòn e chi più ne ha più ne metta.
Non è quello a cui aveva pensato Gabriele Ghio prima di partire per Brighton lo scorso settembre, dove oltre a studiare e sostenere gli esami nella città inglese ha trovato il tempo per continuare a praticare la sua passione, il baseball, giocando con ottimi risultati nei locali London Mets.
«Ho sempre giocato a baseball da quando avevo nove anni - si racconta il lanciatore livornese di ritorno dall’esperienza britannica - e nelle ultime due stagioni giocavo a Bologna, dove studio scienze internazionali. Poi, avendo vinto il bando per l’Erasmus, decisi di fare un provino a Londra, perciò contattai il dirigente dei London Mets che è italo-americano, Pietro Sollecito e entrai in squadra».
E qui inizia un avventura nuova, affascinante. «Onestamente il livello del baseball in Inghilterra è più basso di quello italiano, ma là mi sono trovato molto bene. Eravamo una squadra eterogenea composta da australiani, inglesi, americani. Riflettevamo un po’ il carattere “multietnico” che si respira a Londra, metropoli internazionale. Giocavamo a Finsbury Park, vicino all’Emirates Stadium: quando l’Arsenal giocava in casa e segnava sentivamo le urla dei tifosi. A giugno siamo andati in Croazia a giocare contro le più forti squadre europee, un’altra bellissima esperienza internazionale».
Una carriera di tutto rispetto per un ventiduenne, che a Londra è anche riuscito a vincere il titolo di miglior lanciatore della National Baseball League… Un traguardo non da poco, un bel riconoscimento dopo un percorso già abbastanza lungo. «Quando ho iniziato a nove anni - confida - non potevo giocare a baseball per ragioni di sicurezza. E quindi iniziai col softball in via Campania, poi due anni dopo andai in Banditella. Fino al 2011 ho giocato a Livorno poi andai ad Arezzo in A ma non giocai mai, dal 2013 gioco negli Athletics Bologna, sempre in massima serie: è un ambiente piccolo ma molto affermato, abbiamo raggiunto anche la finale scudetto con Padova anche se poi abbiamo perso. Arrivato là conoscevo tanti ragazzi con cui ho condiviso le esperienze in nazionale giovanile, è stato facile per me ambientarmi».
Una passione insolita per un bambino di nove anni. Ma da dove nasce l’interessamento per questo sport? Gabriele rivela. «Da piccolo andai con i miei genitori a Toronto, là vidi una partita dei Toronto Blue Jays, che è diventata la mia squadra preferita, e mi innamorai di questo sport, l’ho sempre voluto praticare tantissimo fin da piccolo».
E a Toronto è tornato nel 2009 per un evento speciale: «Tornai là con mio padre Francesco e Paolo Nencini, allora presidente dello Junior Baseball Club di Livorno per vedere la nazionale nel World Baseball Classic. Vincemmo con il Canada, perdemmo con Venezuela e Stati Uniti: è stata un’esperienza di cui vado fiero, senza dubbio indimenticabile per me».
E chissà che un giorno non capiti anche a Gabriele di vestirla, quella maglia della nazionale…
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