Gioco
L’amore batte il dolore «Il mio grazie a Livorno»
Emerson è tornato ieri: prima l’abbraccio ai compagni, poi le terapie «Incredibile l’affetto della gente, ho sentito di essere apprezzato come uomo»
LIVORNO. L’abbraccio coi compagni, un respirone forte, anche un pizzico di commozione. Perché il Puma è così, prima c’è l’uomo e poi il calciatore. È tornato a Livorno ieri mattina Ramos Borges Emerson, dopo l’operazione c’era bisogno di 15 giorni di completo riposo e così ne aveva approfittato per volare in Sardegna dalla famiglia.
«Cavolo, volevo rientrare sabato per vedere la partita, non ho trovato neanche mezzo posto sul traghetto». Nessun problema, il tifo davanti alla tv ha funzionato.
Grazie Livorno. Il saluto alla squadra, poi la terapia. Ma Emerson prima di parlare del Livorno e del suo recupero, gioca d’anticipo. Come fa sempre in campo, perché la sua testa è sempre un secondo avanti rispetto all’azione.
«L’infortunio è stato un brutto colpo - confida il Puma - , ma tu non puoi immaginare quanto affetto ho ricevuto dalla gente di Livorno. Mi sono arrivati una valanga di messaggi, ho sentito davvero i tifosi molto vicini. E mi hanno dato la forza per affrontare l’operazione con serenità. Non avevo mai avuto infortuni gravi, a 35 anni mi sono trovato a prendere questa mazzata. Anche se per fortuna è una cosa risolvibile. La vicinanza della gente mi ha fatto capire molte cose, soprattutto che a Livorno si guarda oltre al giocatore. Di questo vado fiero: perché nelle priorità dei miei valori, l’uomo arriva molto prima del calciatore».
Per assurdo, questo infortunio finisce per rendere d’acciaio il rapporto già solido tra Emerson e i tifosi. «Sì, anche da parte mia l’amore per questa città e per questi tifosi è cresciuto ancora».
I tempi di recupero. Da ieri è iniziata la riabilitazione. A prendersi cura di lui è Luca Lascialfari, nel centro Fisiomed. «Mi sento in buone mani», sorride Emerson prima di tornare a casa. «Oggi abbiamo fatto solo un po’ di terapia, ho ancora 12 punti al piede e finchè non li tolgo non posso fare granché».
Servirà calma e pazienza: «Eh sì, la voglia di tornare insieme ai compagni è tanta ma serve attenzione e rispettare i tempi. Dico la verità, mi spaventava l’operazione perché non era semplice e magari c’era il rischio di compromettere il futuro. Invece sono stati tutti bravissimi, e ora mi sento più forte».
Quando rivedremo il Puma in campo? La buttiamo lì: dopo la sosta di gennaio. «Speriamo dai, io lavorerò al massimo per tornare a indossare la mia maglia amaranto».
«Un gran Livorno». Dicevamo: sabato Emerson sperava di essere allo stadio ma alla fine ha dovuto arrendersi e così si è guardato Livorno-Pescara su Sky. «Ero inquieto. Già soffro quando non gioco e sono allo stadio, figuriamoci davanti alla televisione. Ho ringraziato i miei compagni perché mi hanno risparmiato questo patimento, quel 3-0 dopo neanche 40 minuti mi ha fatto tirare un sospiro di sollievo».
Gran bel Livorno. «Ho visto un gran Livorno. Propositivo, di carattere, sempre alla ricerca del gol anche sul 2-0 e sul 3-0. Panucci è un allenatore che lavora molto sulla testa dei giocatori, lui vuole sempre concentrazione massima non per 90 minuti ma per 100. E contro il Pescara la risposta è stata ottima».
Un elogio anche alla vecchia guardia. «I giovani stanno crescendo bene anche perché alle spalle hanno giocatori di esperienza come Luci, Vantaggiato, Lambrughi, ragazzi che danno sempre l’anima. Mi piace questa miscela». Aspettando Emerson, aspettando il graffio del Puma, aspettando uno di noi.
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