Il Tirreno

Livorno

«Battevo anche Valentino poi quei due infortuni...»

di Jimmy Morrone
«Battevo anche Valentino poi quei due infortuni...»

Da Collesalvetti ai circuiti di tutta Italia, la saga della famiglia Falaschi E Umberto da piccolo andava più forte di Rossi, Melandri e Sanna

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LIVORNO. Officina, negozio, moto, piste. Piste di tutta Italia. Il babbo esperto di motori, appassionato di corse, il figlio che sin da piccolo si ritrova il dna del pilota. Questa è la saga della famiglia Falaschi, che a Collesalvetti vive e lavora nel settore motoristico ed è conosciuta in tutta la penisola.

Questa è la storia di Enrico, il padre, 70 anni (mezzo secolo a elaborare motori sofisticati e potenti, Suzuky l'amore mai tradito), e di Umberto, il figlio, 41, con ormai più di trent'anni di corse alle spalle, che intanto è secondo nel campionato italiano Master, classe 600 cc. Open dopo i brillanti piazzamenti di domenica scorsa sul circuito di Varano in provincia di Parma (un terzo e un secondo posto).

Ci sono calciatori che hanno la carriera rovinata da un infortunio, atleti che sul più bello si scoprono fragili di tendini e piloti che non appena mettono sul piatto abilità e tempi da urlo si ritrovano in ospedale. «Proprio come è capitato a me quando avevo 15 anni - racconta Umberto -. Ero a bordo pista, dopo la mia prova, un concorrente sbanda in un punto dove non si sbanda mai, mi falcia e mi ritrovo con tibia e perone spezzati. E persi un anno. Riprendo nel campionato italiano di mini moto, mi metto alle spalle anche Valentino Rossi, Melandri e Sanna e mi arriva la possibilità di iniziare la carriera da professionista con una casa bolognese. Andai con mio padre per gli accordi, ci fidammo della stretta di mano - perché noi siamo così - ma fummo "bruciati" da Rossi e restai al palo».

Ancora tante gare, tanti circuiti, tanti attestati di stima, poi un giorno arriva una corsa molto importante, a Misano. «Sul rettilineo mi capita un guasto al freno anteriore che d’improvviso fa impennare la moto, volo e quando atterro mi ritrovo entrambe i piedi fratturati…». Altro lungo stop. Eppoi una caduta a Vallelunga (clavicola, costole), e ancora la rottura di un dito della mano in allenamento al Mugello proprio dove sarebbe partito da favorito.

Insomma, addio al professionismo, ma non alle corse. «La passione c'è e resterà per sempre. Però ho più tempo da dedicare all'attività di famiglia. Ma siamo e restiamo comunque un team organizzato che tra l'altro cura le moto anche di altri piloti. Mio padre è il regista, poi ci sono il capo meccanico Giovanni Brandoli e Jonathan Panella, cresciuto in officina».

Umberto Falaschi è sempre stato super tifoso di Max Biaggi, ha amato Mamola e Lucchinelli, ammira lo spagnolo Lorenzo e stravedeva per Marco Simoncelli «un ragazzo addirittura timido quando scendeva dalla moto…».

Ora Umberto è in lotta per il titolo. «Il secondo posto in classifica mi gratifica, però mi ritirerò solo dopo che avrò vinto il campionato Master 600 Open". Il 20 settembre penultima gara a Magione (Perugia), poi chiusura a Vallelunga il 4 ottobre. E se va male, si riparte la stagione prossima.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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