Gioco
Da coach a dirigente La scelta di Marzini, 45 anni di canestri
Cresciuto nella Libertas, eppure ha ridato vitalità alla PL «Lomi il mio faro, Scardigli l’amico della nuova avventura»
LIVORNO. "Non lasciare che nel basket siano gli altri a decidere chi sei", disse una volta Dennis Rodman. Già, perché la strada spesso la devi trovare da solo, seguendo istinto e passione, senza paura di lasciare il vecchio percorso. Ecco, Federico Marzini è uno di quei personaggi che nel basket ha sempre deciso di testa sua, istinto e passione per la palla a spicchi, nessuna paura di gettarsi su strade ancora da battere: prima giocatore, poi allenatore, ora dirigente. Con la sua unicità perché lui, libertassino doc, alla fine è stato tra le 3-4 figure che hanno fatto risorgere la Pallacanestro Livorno.
Una vita per il basket. Premi rewind e il nastro si riavvolge sino all'anno 1969, quando Marzini ("Gigio" per gli amici e non solo) incontra la pallacanestro. «Avevo 6 anni, da quel giorno non l'ho più abbandonata». Una compagna fedele, sposata sull'altare Libertas. «Sono rimasto lì 40 anni tondi tondi, fino al 2009, prima da giocatore e poi da allenatore. Il mio faro è sempre stato Sandro Lomi, persona unica, non avrei parole per descrivere quanta ammirazione avevo nei suoi confronti. Nel 2009 decisi di cambiare, Lomi era uscito tra l'altro non come meritava, e sentivo che quella non era più la mia casa».
E qui, continuando a fare il prof a scuola e tenere lezioni all’università, inizia la sua avventura alla Pallacanestro Livorno, che prima chiamavamo PL e ora si chiama Pielle, ma la differenza la noti solo sulla carta intestata.
Pielle e vivaio. «È stato Stefano Scardigli (attuale dirigente responsabile, ndr) a convincermi a scegliere la PL, la nostra è un'amicizia vera e di vecchia data. Mi sono buttato in questa avventura e abbiamo iniziato un bel percorso».
Già, tant'è che Marzini, con Burgalassi e Scardigli più un pugno di amici con la PL nel cuore tra i quali Andrea Falleni, ha evitato la morte di un pezzo di storia della nostra città. La scelta di abbandonare via Cecconi è stata dolorosa ma inevitabile perché i costi erano insostenibili, un lavoro certosino ha portato a prendere la palestra Cecioni trasformandola in un gioiellino, più la palestra di Banditella per dare linfa a un minibasket che adesso è risorto e può contare su 120 bimbi, mentre il settore giovanile è stato coperto allestito una squadra per categoria. «Con Scardigli ci abbiamo lavorato giorno e notte, avevamo individuato queste palestre per ridare forza al vivaio e la scelta si è rivelata giusta. Un grazie è doveroso anche a Giannone che grazie alla sua disponibilità ci ha dato una sede in via Tozzetti».
Gioia promozione. Sulla panchina , la vittoria più bella "Gigio" l'ha conquistata due anni fa, quando a sorpresa portò la PL alla promozione dalla serie D alla C2. Il tutto con un budget più basso rispetto ad altre società della categoria, e con una marea di ragazzi che arrivavano dalle giovanili come Bandaccheri, Burgalassi, Massoli, Scardigli, Botteghi, Giannetti e Vannini. Più sofferta ma comunque a lieto fine, si è rivelata l'ultima stagione. Una strana formula che in pratica costringeva alla retrocessione il 40% delle squadre a causa delle riforma dei campionati. Ma alla fine il quint'ultimo posto si è rivelato decisivo per conquistare il ripescaggio.
La scelta di Mori. Adesso Marzini ha fatto un altro salto del fiume. «A gennaio con Burgalassi e Scardigli avevamo deciso di puntare su Marco Mori per la panchina, nella speranza che si liberasse. Qualche voce ci ha creato dei problemi rischiando di far saltare tutto, ma alla fine abbiamo fatto centro». Ormai da un po' "Gigio" aveva deciso di sistemarsi dietro la scrivania, dove ha allestito una PL decisamente competitiva in vista della prossima stagione.
Ma è più difficile allenare o fare il dirigente? Marzini sorride. «Il dirigente. Purtroppo a Livorno, a parte Massimo Faraoni, non ci sono più veri dirigenti, i Lomi o i Damiani, persone che mettevano l'interesse delle proprie società davanti all'apparire». Ma figuriamoci se fare il dirigente adesso spaventa Marzini, il Dennis Rodman della nostra palla a spicchi.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google