Il Tirreno

Livorno

Avanti nel nome di Miguel «Livorno, la nostra città»

di Gianni Tacchi

Il segno indelebile lasciato da Vitulano, il combattente argentino amato da tutti La figlia Carina: «Ogni giorno sentiamo in città l’affetto per nostro padre»

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LIVORNO. Non ha firmato decine di gol come Protti, non ha portato il Livorno in alto come Cristiano Lucarelli, non ha vestito la maglia amaranto per una vita come Lessi, non ha segnato un’epoca come Picchi. Eppure lui, Miguel Vitulano, è insieme a questi in un cerchio di 10-15 indimenticabili.

Un bottino di 31 reti in 115 presenze, tutte nella vecchia Serie C tra il 1976 e il 1980, porterebbe qualsiasi attaccante nell’anonimato. Non l’italo-argentino, entrato nel cuore di tutta la città. Ma perché? «Perché era una persona vera – risponde una delle sue tre figlie, Carina – ha conquistato i livornesi con il suo attaccamento alla maglia e con la sua serietà. Tutti sanno che questa piazza preferisce un lottatore a mille parole. E mio padre, in termini di grinta e voglia, non era secondo a nessuno. Poi era corretto, buono, gentile. Mi ricordo quando si fermava a parlare con la gente per strada, aveva una parola per tutti. Sì, si sentiva proprio livornese».

MIGUEL E LIVORNO. Questa storia d’amore non risale però all’estate del ’76, al suo passaggio dalla Salernitana al Livorno, ma a qualche anno prima. Vitulano arrivò in Italia con la squadra giovanile del Boca Juniors per disputare la Coppa Carnevale, atterrando a Roma e passando dal Romito per raggiungere Viareggio. Si innamorò così della nostra città, del nostro mare, della nostra costa. Quando venne acquistato dalla società amaranto, Miguel fece la stessa strada e rimase nuovamente colpito.

«Appena finirò di giocare – disse alla moglie – verremo a vivere qui». E infatti tornarono nel 1984. Livorno è quindi la casa della famiglia Vitulano da quasi quarant’anni. «Io e le mie sorelle (Caterina e Nadia, ndr) – continua Carina – siamo cresciute qui. L’affetto della gente nei nostri confronti è incredibile, gli amici di babbo sono diventati i nostri».

MIGUEL E IL MEMORIAL. Il suo ricordo è vivo e torna ogni estate con il Memorial, organizzato proprio dalle tre figlie. È un torneo riservato agli Allievi nazionali delle più importanti società professionistiche, «categoria che mio padre – aggiunge Carina – aveva individuato come punto di svolta nella carriera di un ragazzo».

Si è appena chiusa la settima edizione, che ha acceso l’ultimo weekend e ha visto il terzo trionfo della Juventus. Una manifestazione che ha richiamato, ancora una volta, l’attenzione di alcuni ex amaranto come Cristiano Lucarelli e Giorgio Chiellini, sempre pronti ad aiutare la famiglia Vitulano nel lanciare questo Memorial.

«Loro due, come tanti altri giocatori, hanno conosciuto mio padre quando era un dirigente del vivaio. Noi sappiamo di poter contare su di loro ogni anno. Tante persone si avvicinano a noi e ci aiutano nell'organizzazione del torneo, offrendosi volontariamente. “Fatemi stare con voi”, ci chiedono spesso. Chi viene qui, trova un ambiente familiare. E rimane colpito dal nostro spirito».

Ma anche dalla qualità delle squadre partecipanti se è vero anche da anni ormai partecipano tutte le big nazionali (la Juventus ha vinto addirittura tre edizioni). E poi, nelle sette edizioni di questo torneo, dal campo del Picchi sono passati tantissimi giocatori di prim’ordine, come dimostrano i nomi : da Rugani e Hysaj ad alcuni giocatori attualmente nel Livorno (Schiavone, Gasbarro, Ricci…), senza dimenticare quelli che magari sfonderanno nei prossimi anni visto che il torneo è una garanzia anche per il futuro.

MIGUEL E CARINA. El Merendero sarebbe stato orgoglioso proprio di Carina, che ormai da tanti anni è uno degli arbitri donna più importanti non sono a livello nazionale ma anche internazionale. Tant’è che quest’estate – in Canada – è diventata la prima donna italiana a dirigere una partita del Mondiale rosa.

«Io nella storia? Sorrido quando me lo dicono… – la risposta della figlia, arbitro di Serie D maschile e internazionale a livello femminile, ovviamente iscritta alla sezione Aia di Livorno – Per me è stata un’esperienza fantastica, indimenticabile, a un anno di distanza da un bruttissimo infortunio che ha rischiato di spezzare un sogno. È stata dura, ma ho lavorato tantissimo per esserci e sono fiera di avercela fatta. Il bilancio? Senza dubbio positivo, in Canada le direzioni sono state buone».

Poi il rientro in Italia e il Memorial, prima da organizzare e poi da dirigere, altri tre giorni intensi carichi di emozioni da vivere tutti d’un fiato. Col padre Miguel sempre nel cuore.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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