Gioco
Il pane duro della A Per Carpi e Frosinone è una festa triste
Gli emiliani prendono 5 gol in 40’, i laziali ko dopo l’illusione Sarà sofferenza per le regine della B schernite da Lotito
di GIORGIO BILLERI
Lotito l’aveva detto, attingendo a piene mani dal peggio del suo repertorio: Carpi e Frosinone in serie A non possono stare, quanti abbonamenti alla pay tv potranno fare due squadrette del genere? Uno schiaffo in pieno volto a due realtà della laboriosa provincia pallonara, una inutile manifestazione di tracotanza che fece indignare l’Italia sportiva, e non solo.
Il Carpi va a Marassi e prende cinque, leggasi cinque, pappine in 40 minuti. Ci sarà tempo per spulciare i libri mastri dei numeri, ma se non è record poco ci manca. Facevano tenerezza, i dominatori dell’ultimo campionato di B, come ragazzini delle medie catapultati a una lezione universitaria: ogni azione della Samp (attenzione, non il Real Madrid, ma una squadra che poche settimane fa ne ha presi quattro dai carneadi del Vojvodina, con Zenga a rischio e mugugni sparsi nella tifoseria) diventava una potenziale occasione da gol, come certe partite tra amici del lunedì sera. Castori, navigato alchimista di provincia, aveva eretto una barricata sperando in qualche ripartenza baciata dalla fortuna. Beh, dovrà preso cambiare registro altrimenti la bella avventura rischia di diventare una via crucis. Lotito, dunque, aveva ragione? A giudicare da questo debutto da tregenda, di certo nella grassa provincia emiliana sarà una settimana di dubbi corrosivi e di notti in bianco: non sempre, magari, confermare il blocco vincente nella serie cadetta paga anche al piano di sopra. E forse non basterà nemmeno Borriello, cui il presidente e proprietario di una nota azienda di abbigliamento vorrebbe affidare anche mansioni da modello vista la nota avvenenza, per salvare la pellaccia in un mare infestato di squali come quello della serie A.
Al ballo delle debuttanti, però, ieri sera c’era anche il Frosinone. L’altra realtà che secondo l’ineffabile plenipotenziario della Lazio non aveva i quarti di nobiltà per essere ammesso al desco delle grandi. E invece ci sono voluti solo sette minuti a Soddimo, uno dei tanti prodotti del sottoscala del nostro calcio, per arpionare il pallone in scivolata e recapitarlo nella porta del Torino. Eccola, la parte bella della favola: qui, nel vecchio stadio Matusa che può ospitare le partite del massimo campionato soltanto in forza di una deroga, si compie una delle tante magie del football: lo sberleffo di Davide al Golia metropolitano, la forza dei garretti e della sana classe operaia contro la supponenza della squadra che si sente suoeriore ma che in un campetto stretto, con il pubblico a portata di fiato, perde l’improvviso la propria prosopopea e si trova davanti all’imponderabile. Ma le grandi piazze hanno i grandi giocatori, e tocca proprio a Fabio Quagliarella, con un tocco sporco e cattivo sottoporta, evitare il peggio per la gloriosa camiseta granata prima del rocambolesco tocco che regala a Ventura tre punti che alkla vigilia non erano magari così scontati.
Pane duro, in serie A. Perchè giochi contro i migliori ma anche contro le tue emozioni, le tue debolezze, il tuo inevitabile complesso d’inferiorità. L’Italia seguirà con simpatia le vicende di Carpi e Frosinone, absolute beginners, alla tavola dei grandi. Ma difficilmente a fine stagione salteranno ancora i tappi di champagne.
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