Il Tirreno

Livorno

A lezione da Stefano Morini, le stelle stanno a ascoltare

di Andrea Masini
Stefano Morini con Federica Pellegrini
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Stefano Morini con Federica Pellegrini

Dopo Federico Pellegrini, adesso allena ogni giorno il nuovo fenomeno Paltrinieri Nato nel quartiere Ovosodo, amava il rugby ma l’asma lo costrinse in piscina

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LIVORNO. In Italia, il miglior allenatore di nuoto ce l’abbiamo noi. Lo dicono i risultati, le vittorie, le medaglie. Perché se da una parte il livornesissimo Stefano Morini è il tecnico federale responsabile del Polo Natatorio di Ostia Lido dove nuotato alcuni dei migliori fondisti e mezzofondisti azzurri, dall’altra poi è totale responsabilità sua farli andare forte, o addirittura dominare il palcoscenico europeo e mondiale. Un nome su tutti, Gregorio Paltrinieri. Campione continentale e iridato in carica dei 1500 Stile Libero in vasca corta e in vasca lunga con l’ultima gemma arrivata una dozzina di giorni fa tra le corsie della Kazan Arena al termine di una finale “viziata” dall’assenza improvvisa del cinese – favorito d’obbligo – Sun Yang.

Più livornese di così, si muore: Stefano Morini è nato nel quartiere Ovosodo il 17 novembre 1956. Ha una sorella, Paola, ex campionessa di corsa campestre. Figlio di Sergio, ex proprietario di un’autofficina, e Neda, discendente di una famiglia titolare di numerose sale corse.

Professionalmente si è formato in via Allende, sul bordo vasca della piscina “Camalich” allenando generazioni e generazioni di atleti, compreso Stefano Franceschi che da un paio d’anni a questa parte è suo collega in azzurro. E anche se oggi è il tecnico responsabile del centro federale di Ostia Lido, Morini della sua città non può farne meno. Ogni fine settimana libero torna a riempirsi i polmoni di quel pregiato salmastro che si inala solo sugli scogli del Romito.

L’amore per il nuoto risale, invece, all’età di 11 anni, quando il dottor Marcacci consigliò al piccolo “Moro” l’acqua clorata per curare un’asma bronchiale. Da quel momento in poi un “matrimonio” che si è prolungato fino ad oggi e che sta procedendo alla grande: infanzia vissuta da centroboa nel Circolo Nautico Livorno in Serie A, e passaggio al nuoto dipeso dal sentimento nei confronti della moglie Nerella, allora nuotatrice specializzata nei 200 farfalla, in attesa del raggiungimento dei primi risultati importanti con Ilaria Tocchini – labronica pure lei – e delle prime esperienze in nazionale che risalgono al 1985, prima in qualità di vice di Alberto Castagnetti, successivamente nelle vesti di allenatore di Federica Pellegrini e infine con i recenti risultati ottenuti da Paltrinieri che rappresentano solo l’ultimo capitolo di una brillante percorso suggellato dalla nomina di miglior tecnico per l’anno 2014, premio intitolato proprio a Castagnetti.

Tanto nuoto, dunque. Il rammarico di aver lasciato il rugby troppo presto (dopo la pallanuoto…) e un amore sviscerato per il mare: tra i più grandi sogni del “Moro”, infatti, c’è il giro del mondo in barca a vela con Roberto e Marco, due fenomeni nella pesca subacquea.

Nel presente tutte le attenzioni sono chiaramente concentrate su Gregorio Paltrinieri. Di lui si è parlato moltissimo, l’uomo imprendibile per tutti che ha toccato la piastra in 14’39 e che adesso punta con decisione alle Olimpiadi di Rio de Janeiro e all’unica medaglia (la più pesante) che gli manca nel palmares.

Morini parla volentieri del suo nuovo talento. «Mi aspetto che Greg continui a crescere e per far ciò tutto deve filare tutto liscio, senza infortuni o incidenti di percorso; arriviamo preparati alle Olimpiadi e poi ce la giochiamo come fatto a Kazan, tenendo ben presente che al Mondiale pre olimpico potenze del calibro di Stati Uniti, Australia e Cina non arrivano mai al top». Tra l’altro.

Al Foro Italico, anche Detti (il nipote di Morini…) ha lanciato segnali più che interessanti in vista dell’anno olimpico… «Gabriele è ed era qualificato per la federazione, ma di comune accordo con il dt Butini abbiamo deciso di non partecipare ai Mondiali dato che per i problemi di salute ha perso circa 4 mesi preparazione primaverile. Gabriele ormai non ha bisogno di partecipare solo per piacere, ma deve e può essere un attore protagonista ed avere come obiettivo minimo la finale e la ricerca di medaglie. Detto questo, non potrei che essere felicissimo dei tempi fatti registrare a Roma, nei 400 sarebbe entrato in finale a Kazan e nei 1500 quinto nel ranking. E soprattutto, dopo una stagione tormentata, è la miglior iniezione di fiducia che potesse ritrovare».

Detto da Stefano Morini, vale più di un certificato di garanzia.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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