Gioco
Camilla è andata Lontano: oro europeo di pentathlon
L’atleta livornese della polizia ha conquistato il titolo di squadra con Grasselli Il padre: «Tutto è cominciato al liceo, poi passione e tanti sacrifici»
LIVORNO. Un nome che è già una promessa: Lontano. È lì che bisogna guardare per realizzare i sogni, per superare i limiti e raggiungere i traguardi. Sta tutto in quel nome il destino di un’atleta livornese ventritreenne che l’altro giorno è salita sul gradino più alto del podio, dove nessun altro italiano era riuscito ad arrivare prima. Agli Europei di Bath, in Gran Bretagna Camilla Lontano ha vinto la medaglia d’oro nel Pentathlon moderno, insieme al compagno di squadra Valerio Grasselli: i due atleti hanno portato a casa una storica medaglia al termine di una squadra quasi perfetta, come ci spiega il babbo di Camilla, Alessandro, ancora incredulo per la prova della figlia.
«Hanno sfiorato la perfezione, nella prima prova di nuoto sono arrivati secondi, hanno poi vinto la prova di scherma, l’equitazione e nell’ultima prova del “combined” tiro-corsa sono riusciti a stare alla pari con nazioni come Russia e Bielorussia fortissimi in questa disciplina. Non so davvero dove trovi le forze Camilla di fare anche oggi la staffetta femminile dopo quello che ha fatto».
Una disciplina massacrante, le cui competizioni durano dalle 8 di mattina alle 19 di sera, dove oltre che il fisico è richiesta una buona preparazione mentale per gestire bene le energie. Ma come è nata questa passione di Camilla per uno sport così particolare e assai poco praticato? «Camilla da piccola faceva nuoto - prosegue il padre - in piscina ce la portai io insieme alla gemella Martina (pentathleta anche lei ndc) visto che per quindici anni ho praticato sia nuoto e pallanuoto. Lei è particolarmente portata per il nuoto, ma ha una dote naturale anche per la corsa e questo l’ha aiutata parecchio fin da subito: al liceo vinsero i giochi della gioventù in queste due discipline, andarono alle finali nazionali e vinsero la possibilità di fare un collegiale a Roma nel pentathlon. La loro avventura iniziò lì, dove Camilla ha fatto progressi notevoli nell’equitazione. Tornate a Livorno vennero tesserate dalla Delta Firenze che è l’unica società non militare a fare quello sport in Toscana, si allenavano a Livorno ma qui non c’era la possibilità di fare equitazione. Giocoforza col Ct della nazionale si decise di mandarle a Roma ad allenarsi».
Un bel cambio di vita e di prospettiva per due sedicenni. «Il fatto di essere in due le ha aiutate ad ambientarsi in un mondo nuovo: dovendosi allenare dalle 8 alle 20 hanno finito la scuola da privatiste, e la Federazione ha garantito loro solo l’alloggio, quindi è stato un grosso sforzo economico. A 18 anni poi Cami ha passato il concorso in polizia pertanto ha il suo stipendio, gareggia nelle Fiamme Oro ma anche là le difficoltà non mancano». Cioè? «A Montelibretti dove stanno loro c’è il centro di preparazione olimpica dove si allenano nell’equitazione, corsa e tiro, ma per il nuoto e la scherma devono andare al centro sportivo di Acqua Acetosa da tutt’altra parte a Roma. A Livorno paradossalmente si potrebbe costruire una cittadella dello sport perché abbiamo vicinissimo gli impianti della scherma, della piscina e della pista di atletica. Trenta anni fa c’era una convenzione con l’Accademia per praticare equitazione ma oggi non c’è la mentalità giusta. A me chiedevano di pagare rette diverse per ogni disciplina, figuriamoci…»
Nelle competizioni internazionali poi è una continua avventura. «Quando partono per una gara è uno sgombero, hanno un sacco di bagagli perché ogni prova richiede un’attrezzatura particolare. Negli ultimi mondiali a Praga le persero pure i bagagli a Fiumicino e gareggiarono con le attrezzature delle altre nazioni».
Ostacoli in gara e fuori, ma la giovane Camilla è già un nome e ora può andare ancora più lontano.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
