Gioco
Don Bosco, squadra che vince... si cambia
Basket. Raduno del gruppo di serie B agli ordini di coach Quilici. «Molti hanno spiccato il volo, ma vi sorprenderemo»
LIVORNO. Squadra che vince, non si cambia? Non sempre è così. A volte si è costretti ad intervenire, e nel caso specifico su un sistema che la passata stagione aveva funzionato davvero in maniera impeccabile.
È il caso della Pallacanestro Don Bosco – la massima espressione del basket cittadino (Serie B) – che ha dovuto incassare nel corso dell’estate l’arrivederci di Mattia Venucci, Edoardo Persico e Mario Gigena (tutti e tre ingaggiati dal Golfo Piombino…), oltre al passaggio di Davide Liberati a Crema; quattro saluti eccellenti, per quattro arrivi altrettanto affidabili e con tanta esperienza alle spalle nonostante la giovane età.
L’asse Perin-Ravazzani. Tanti sorrisi ieri pomeriggio al raduno (da copione al quartier generale Pala Macchia…), compressi quelli di Marco Perin e Nicolò Ravazzani: il primo è un play-guardia in possesso di una grandissima visione di gioco, il secondo un pivot già ammirato in Toscana con la canotte di Cecina ed Empoli e con un senso della posizione al rimbalzo, forse, unico in Italia (negli ultimi anni quasi 15 palloni catturati di media a gara): «Con Daniele (Quilici, ndr) ho già lavorato ad Empoli e so quanto vale come allenatore – commenta Ravazzani – dei ragazzi conosco Mariani, siamo stati compagni a Cecina, mentre Perin l’ho incrociato nel 2014/2015 quando io giocavo a Montegranaro e lui a Rimini. L’obiettivo? Lo definiremo meglio più avanti, ma conoscendo Daniele prevedo una squadra arrembante ed è un’ottima base di partenza».
Dello stesso avviso Perin, classe 1993, prodotto del settore giovanile della Mens Sana Siena: «Ho accettato subito la proposta del Don Bosco, società che storicamente lavora bene con i giovani».
Ma volente o nolente, il grossetano dovrà raccogliere l’eredità (e la super stagione) di Venucci: «Mattia si è reso protagonista di un campionato incredibile, segnando e facendo segnare gli altri; dal canto mio ce la metterò tutta e farò del mio meglio anche per trascinare i tanti talenti provenienti dal settore giovanile».Infine una battuta sul neo collega di ‘pick ‘n roll’ Ravazzani: «Chi non vorrebbe giocare accanto ad un pivot così forte; sono certo che nascerà subito un buon feeling tra di noi».
Parola al coach. «Il risultato sportivo al Don Bosco è importante, ma lo è molto di più riuscire a lanciare i nostri ragazzi verso lidi e mercati più prestigiosi», ha tenuto a precisare Quilici. «Ma questo non significa assolutamente che la squadra non sarà competitiva, anzi. Anche un anno fa nessuno avrebbe scommesso un euro su un campionato di alta classifica, e invece. Abbiamo perso Venucci e Persico, ma inserito Perin e Ravazzani, due ottimi elementi che dovranno aggiungere esperienza ai reparti in cui la società ha deciso d’investire».
Il capitano. Come Perin, anche Leonardo Mariani sarà chiamato a raccogliere un testimone importante, la leadership all’interno dello spogliatoio; per lui si tratta di un ritorno a casa Don Bosco.
«Dopo due anni in Serie C - sottolinea Mariani - volevo fortemente tornare al piano di sopra. E farlo nel club che ti ha cresciuto è sempre un piacere. Dove possiamo arrivare? Chi lo può sapere, un anno fa in molti davano il Don Bosco per spacciato, ma poi sappiamo tutti in che modo è andata a finire».
A completare il quadro, Lorenzo Bruno (‘91), reduce da una buona stagione divisa tra Siena e Forlì: «Finalmente inizia l’avventura, e non vedo l’ora di giocare accanto a Ravazzani; siamo giovani, ma venderemo cara la pelle».
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