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amaranto»IL CASO
LIVORNO. Il mercato ma prima i bilanci. Il diktat di Aldo Spinelli è sempre stato chiaro. E in vista della chiusura del prossimo bilancio, ecco che un fantasma agita le notti del presidente. Il...
LIVORNO. Il mercato ma prima i bilanci. Il diktat di Aldo Spinelli è sempre stato chiaro. E in vista della chiusura del prossimo bilancio, ecco che un fantasma agita le notti del presidente. Il fantasma ha l’immagine di un assegno da 3 milioni di euro che il Livorno deve ancora riscuotere dall’Al Arabi.
Si tratta della seconda e ultima tranche del pagamento di Paulinho. Uno si aspetta che gli arabi abbiano soldi da spargere da un aereo, invece qui bisogna andare a rincorrerli. Il bonifico da 3 milioni di euro, da contratto, doveva arrivare sul conto del Livorno Calcio entro il 31 luglio. Invece siamo al 19 agosto e dei soldi nemmeno provenienti dal Qatar non c’è nemmeno l’ombra.
Tra società di calcio possono starci dei ritardi, diciamo che siamo ancora nei limiti. Ma intanto fax e mail hanno iniziato a partire con discreta frequenza dalla sede di via Indipendenza. Anche perché parliamo di 3 milioni di euro, mica noccioline.
Soldi che al Livorno servono per chiudere la gestione del campionato 2014-15. Chiaro che, se non arrivassero, si aprirebbe un buco di discrete dimensioni.
Tra l’altro l’Al Arabi nei giorni scorsi è salita in Italia per un periodo di preparazione ed ha anche disputato un’amichevole col Brescia. Con Zola in panchina e Paulinho in campo. Ci sono stati dei contatti, è arrivata qualche rassicurazione, ma da allora è passata una settimana e ancora il bonifico non c’è.
Intanto ci si avvia verso una stagione (quella 2015-16) che sulla carta dovrebbe chiudersi col segno “meno” visto che non c’è più il paracadute e la somma di diritti tv, proventi Lega e incassi vari, non basterà per coprire le spese. Comunque il monte ingaggi è sceso un po’ grazie in primis all’uscita di Belingheri, il contratto più oneroso adesso è quello di Marco Biagianti, mentre i nuovi arrivi (da Pinsoglio a Schiavone, da Comi a Fedato) hanno tutti stipendi abbastanza leggeri visto che contribuiscono anche le società di provenienza. In più si tratta di giovani, per lo più al primo-secondo contratto della carriera.
Chiaro che aver preso tutti prestiti, inquieta un po’ in ottica futura. In cassaforte ci sono pochi cartellini (Ceccherini, Moscati, Gasbarro e Gonnelli quelli che hanno un valore), la politica dei prestiti salva i bilanci ma spesso uccide la programmazione.
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