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Doping e atletica «Nessun tentativo di insabbiamento»

Doping e atletica «Nessun tentativo di insabbiamento»

La Federazione respinge le accuse del Sunday Times «Ai Mondiali sostanze proibite per un terzo degli atleti»

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LONDRA. «La Iaaf non ha mai posto il veto alla pubblicazione di questo articolo». Non si è fatta attendere la replica della Federazione internazionale di atletica alla clamorosa rivelazione del Sunday Times su un possibile tentativo di insabbiamento dei dati sull’uso di sostanze dopanti da parte di atleti anche di alto livello ai Mondiali del 2011. Lo studio, come rivelato dal tabloid britannico, è stato realizzato dai ricercatori dell’Università tedesca di Tubinga.

Proprio i rappresentanti dell’ateneo hanno accusato i vertici della Iaaf di aver tentato di nascondere i risultati del loro lavoro. La Federazione in un comunicato ha però specificato che si trattava di «sondaggio di scienze sociali condotto dalla Wada, l’agenzia mondiale antidoping presiedurta dal britannico Craig Reedie, e da un team di ricercatori nel villaggio atleti di Daegu». L’obiettivo era quello di «valutare l’affidabilità dei nuovi potenziali metodi di valutazione della prevalenza del doping nello sport, utilizzando un approccio da scienze sociali». La Iaaf, aggiungendo che i risultati erano già stati resi noti dalla tv tedesca nel 2013, aveva rivelato una «serie di riserve» sull’interpretazione dei risultati per questo si era deciso di accantonarne la pubblicazione. «La Iaaf ha presentato tali preoccupazioni al gruppo di ricerca, ma non ha mai ottenuto risposta», conclude la Federazione.

L’accusa era arrivata dal Sunday Times, secondo cui la Federazione internazionale di atletica leggera avrebbe bloccato una ricerca in cui numerosi atleti avrebbero ammesso di aver fatto uso di sostanze proibite nel corso della loro carriera. Lo studio risale al 2011 ed è stato effettuato dall’Università di Tubinga in Germania, che ha rivelato: «La Iaaf ha ritardato la pubblicazione per tanto tempo senza una buona ragione, è un’intromissione grave nella libertà di stampa». Lo studio è stato fatto raccogliendo informazioni da atleti che hanno gareggiato ai Campionati del Mondo di Daegu, in Corea del Sud, quattro anni fa. I risultati mostrano che circa il 30% per cento dei 1.800 concorrenti avrebbe confessato l’utilizzo di tecniche dopanti vietati nei 12 mesi precedenti.

«Questi risultati dimostrano che il doping è notevolmente diffuso tra gli atleti d’elite e rimane in gran parte incontrollato nonostante i vari programmi di analisi biologiche», hanno concluso. Lo studio è stato finanziato dalla Agenzia Mondiale antidoping (Wada). «La Iaaf lo sta bloccando», ha attaccato ancora il principale autore Rolf Ulrich. La Iaaf si è limitata a una stringata replica: «Discussioni sono in corso con il team di ricerca e la Wada per quanto riguarda la pubblicazione».

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di Redazione web