Gioco
Da mediano a iridato nella ultramaratona
Marco Lombardi, 34 anni, nel 2011 ha lasciato il calcio e si è messo a correre le 100 chilometri: ne ha vinte tre
LIVORNO. Una vita da mediano a recuperar palloni. Sembra l’incipit di una storia come tante altre, di quelle che hanno ispirato Luciano Ligabue. Marco Lombardi, livornese 34 anni per tanti anni ha corso e lottato in mezzo al campo nei campionati dilettantistici della Toscana, ma poi ha cambiato il finale.
Non diventerà campione del mondo come Oriali, ma il titolo iridato lo vuole conquistare nelle ultramaratone, la disciplina sportiva che nel suo cuore ha soppiantato il calcio.
Marco come è avvenuto questo cambiamento?
«Quando giocavo a calcio le mie armi erano la forza, la corsa e la grinta. Ero il classico centrocampista di fatica. Nel 2011 mi fu cambiato ruolo e fui utilizzato come difensore centrale. Arrivavo a fine partita e non ero nemmeno sudato. Mordevo il freno, soffrivo. Mi sentivo un leone in gabbia. Io sono sempre stato abituato a correre anche al di fuori dei canonici allenamenti settimanali. E la passione per il movimento mi fece scoprire la famosa 100 km del Passatore. Era il maggio del 2012. Eravamo 2500. Arrivai 24.mo assoluto e capii che di aver trovato il mio sport. Mi dispiace di averlo scoperto tardi. Nella stessa gara quest’anno ho battuto il record personale delle precedenti edizioni coprendo il percorso in 7 ore e 48 minuti arrivando nono assoluto».
Si parla di 100 km, di gare a tempo, come la “Sei ore di Foiano” nella quali vince chi percorre più chilometri. Ma quanto è dura la vita dell’ultramaratoneta?
«Se non faccio fatica non sto bene, non mi diverto. A proposito di Foiano. Al termine di quella gara sono stato avvicinato dal commissario tecnico della Nazionale di Capo Verde che mi ha proposto di prendere la cittadinanza a Boavista per convocarmi. L’ho ringraziato, ma ho declinato l’invito perché sono livornese e italiano e se devo indossare la maglia di una Nazionale preferisco quella azzurra».
A proposito di Nazionale..
«Sono nel giro. Aspetto una chiamata. A settembre come ‘open’ cioè libero e non convocato dal ct parteciperò al campionato mondiale dei 100 km che si terrà in Olanda. Vado per mettere in mostra le mie qualità, per fa capire che ci sono anch’io e per abbassare il mio primato personale di 7 ore e 28 minuti che ho stabilito nello scorso mese di marzo a Seregno. Sempre sui 100 km ho vinto la medaglia di bronzo ai campionati italiani nel 2014».
In Olanda da ‘open’? Sul piano economico deve essere un’avventura dispendiosa.
«In effetti è così, ma grazie alla mia società – la Libertas Runners – riesco a coprire parte delle spese. Il resto mi è stato garantito da due sponsor che non posso fare a meno di ringraziare. Si tratta di Sogese srl nella persona di Luca Monti e della Cooperativa Sociale Cuore che ha collaborato grazie all’opera di Vladimiro Tognarini».
Quante ore ti alleni al giorno ?
«Dalle tre alle cinque tra corsa e palestra. La passione è così tanta che riesco a conciliare gli impegni con la famiglia – ho 4 figli – e anche quelli lavorativi. Sono un educatore. Lavoro nel mondo della scuola e in estate ho più tempo libero per la preparazione. In questo sport serve costanza, quella sì, ma se uno si impegna quotidianamente i risultati arrivano. È una regola non scritta che però trova puntuale applicazione nelle gare».
Quante ultramaratone hai vinto?
«Tre. Due successi sono recenti: il 18 luglio scorso mi sono aggiudicato la Asolo-Montegrappa. È stata una gara massacrante corsa con un caldo infernale (c’erano 40 gradi) e con tratti di salita del 30% al Passo degli Alpini. L’arrivo era al mausoleo dei caduti della Orima guerra mondiale. Ho impiegato 4 ore e 36 minuti e ho staccato il secondo arrivato di sei minuti. Poi ho vinto una sei ore a Barletta. Era un circuito di 1,5 chilometri. In sei ore ne ho percorsi 77 staccando di quattro il secondo. Era una tappa del Gran Prix dove sono in testa. A Barletta il livello era elevato. Ha partecipato anche Alberico Di Cecco settimo alle Olimpiadi di Atene e vincitore della Maratona di Roma nel 2005. A Barletta si è ritirato».
Che cosa chiedi alle ultramaratone?
«Voglio superare i miei limiti. Ho grandi margini di miglioramento perché in disciplina i miei 34 anni sono pochi. Sono uno degli atleti più giovani. E poi ho il sogno della maglia azzurra anche perché l’Italia in questo campo è forte come il Brasile nel calcio».
Possiamo fare una battuta?
«Certo».
Per te la maratona equivale a una passeggiata sul lungomare di tutti gli altri...
«Vero. Io sono un diesel. Sulle distanze brevi soffro. E dire che qualcuno sosteneva che per la mia costituzione fisica strutturato non avrei potuto competere sulle lunghe distanze. Questa è un’altra soddisfazione».
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