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«Caldo super e pochi soldi, è nato il campo di patate»
Il responsabile del Picchi dopo le polemiche sullo stato del manto erboso
LIVORNO. Sabato sera allo stadio in occasione di Livorno-Ancona di Coppa Italia. Il terreno di gioco dell’Ardenza – cha avevamo lasciato in stile moquette a maggio – ha esibito un abito malconcio: giallastro qua e là con erba che si sollevava quando i calciatori affondavano il tackle. Morale: Panucci con garbo si è lamentato e i tifosi si chiedono come sia stato possibile un peggioramento così netto delle condizioni del manto. Abbiamo girato la domanda a Giancarlo Salvadori, che da quindici anni si occupa per conto del Comune della manutenzione del campo, calpestato, nel frattempo, dalla crème della crème del calcio mondiale. Da Maldini a Ibrahimovic senza contare i nostri Protti, Lucarelli e Diamanti.
Che cosa è successo al campo?
«Siamo nel pieno di una stagione anomala con temperature elevatissime che hanno portato al deterioramento dell’erba che per natura vive meglio tra i 18 e i 22 gradi. Nelle scorse settimane sul campo abbiamo registrato anche 45-50 gradi di temperatura. Insieme ai miei colleghi siamo andati ad irrigare il campo anche di notte. Posso assicurare che lo trattiamo come se fosse il giardino di casa nostra».
In questo giorni che cosa state facendo?
«Lo stiamo ‘sfeltrendo’. Significa che stiamo togliendo l’erba morta per dar modo a quella sana di riprendere forza. Spazzoliamo il campo con il trattore e il feltro lo togliamo a mano. Passiamo sul campo un centinaio di volte al giorno senza trascurare nessuna zona. E comunque il temporale dell’altro giorno ha portato enormi benefici al campo. Se lo vedeste ora non lo riconoscereste in quello di sabato».
Da quanto tempo non viene rizollato?
«Dal 1999. Tengo a precisare che una rizollatura mediamente dura cinque o sei anni. Al massimo sette. Noi siamo arrivati a sedici anni senza nessun problema, grazie a un serio lavoro di manutenzione dove per manutenzione si intende la risemina, la concimazione e tutte quelle attività utili per la salvaguardia del campo. In questo periodo ci siamo tolti molte soddisfazioni. Ricordo per esempio che Tassotti, vice di Allegri al Milan venne a complimentarsi con il nostro gruppo di lavoro per le condizioni perfette del terreno di gioco».
Tra quanto tempo il campo tornerà come prima?
«A settembre procediamo con il lavoro con la tritatura dell’erba infestante».
Perché non prima?
«Fa ancora caldo. Sarebbe lavoro perso. Dopo aver eliminato l’erba infestante procediamo con il carotaggio che consiste nella foratura del campo per ripristinare il drenaggio. Successivamente spargiamo due quintali e mezzo o tre di seme, ci passiamo sopra la sabbia, mettiamo fosforo, azoto e potassio e arrivederci e grazie: il campo tornerà perfetto. Il tutto per metà settembre. Questo lavoro dura tre o quattro giorni dopo di che il terreno deve riposare per un paio di settimane. In questo frattempo i tifosi vedranno spuntare i fili d’erba”. Quanti siete a lavorare sul campo? “Oltre a me c’è Francesco Milella al quale devo tutto sul piano professionale. Mi ha insegnato I segreti del mestiere.. Per lui il campo dell’Ardenza è un libro aperto. E poi c’è il tracciatore di linee più bravo d’Italia: Catello Esposito. Infine c’e Stefano Lepri che funge da responsabile della parte burocratica è che tiene i rapporti con le istituzioni».
Qual è il budget a vostra disposizione per la manutenzione del campo?
«Ci aggiriamo sui 10/12 mila euro l’anno. E tengo a precisare che non abbiamo mai coperto una zona di campo con erba tagliata o vernice verde come fanno nei grandi stadi dove la disponibilità economica è dieci o venti volte superiore alla nostra. E poi basta guardare la vergogna del campo di Shanghay dove è stata disputata la finale di SuperCoppa tra Juventus e Lazio».
In questi giorni siete criticati... C’è qualcosa che ti ha fatto male in particolare?
«Sì, ho letto e sentito giudizi altamente negativi sul nostro lavoro espressi sicuramente in buona fede, ma senza cognizione di causa. Capisco che non è facile intendersi di manutenzione dei terreni di gioco e di botanica, ma stavolta qualcuno ha esagerato. Noi siamo un gruppo di lavoro che ha un profondo senso del dovere e che ama ciò che fa perché in questo modo rende un servizio alla città».
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