Gioco
C’era una volta il cerchio magico, nella sfida contro il Carpi affrontiamo quelli che eravamo
Livorno, il terzo turno di Coppa Italia pone il Livorno di fronte al Carpi che l’anno scorso – insieme al Frosinone – ha scritto l’ultima favola a lieto fine del calcio italiano
LIVORNO. Il terzo turno di Coppa Italia pone il Livorno di fronte al Carpi che l’anno scorso – insieme al Frosinone – ha scritto l’ultima favola a lieto fine del calcio italiano. Il mondo amaranto è quello biancorosso sembrano appartenere a galassie lontanissime eppure – a guardare bene anche a occhio nudo – di punti in comune ce ne sono numerosi. Il paradiso all’improvviso.
Il primo di questi sta nel ruolo di matricola assoluta degli emiliani in serie A, la stessa credenziale – più o meno – del Livorno del 2004 che si ripresentò nel massimo campionato dopo 55 anni. Le analogie però ci riportano a un’epoca più recente. Sì perché il Carpi che tre mesi e mezzo fa ha stravinto la serie B ci ricorda lo squadrone di Davide Nicola che conquistò la serie A nel 2013 e non solo per l’esaltante esito della stagione. Quelle due squadre infatti non erano partite con i favori del pronostico. Anzi. Tutt’altro. Gli emiliani ad agosto – secondo gli autorevoli pareri degli addetti ai lavori – avrebbero dovuto lottare per la sopravvivenza. Stesso destino per il Livorno di Nicola che nella stagione precedente – la 2011/12 – aveva conquistato la salvezza solo all’ultima giornata grazie al successo casalingo con il Grosseto. Non solo: quel gruppo amaranto era stato segnato dalla tragedia della morte di Morosini che – una volta elaborato il lutto – diventò una motivazione formidabile.
A sorpresa invece quel Livorno vinse il campionato sfondando il muro degli 80 punti e praticando un calcio effervescente è spettacolare che abbiamo rivisto proprio un anno fa grazie al Carpi capace di ammazzare il torneo. Agli amaranto andò peggio perché nonostante un ruolino di marcia pressoché perfetto fu costretto ai play off da Sassuolo e Verona. Questo dato non è invece sorprendente perché chi ama il Livorno sa di essere nato per soffrire. Fabrizio come Davide. Il Carpi – proprio come il Livorno due anni fa – si presenta in serie A con un allenatore debuttante.
Castori è più anziano di Nicola che fece centro in B all’esordio dopo l’esperienza in C con il Lumezzane – ma l’Olimpo del calcio fino ad ora l’ha visto solo in televisione. A Davide in serie A non andò benissimo anche perché la squadra era oggettivamente debole. Castori da questo punto di vista – almeno sulla carta – sembra avere qualche chance in più perché la campagna acquisti del Carpi è stata assai dignitosa e nelle ultime ore è stato accostato alla maglia biancorossa il nome di un big: Gilardino. Mbakogu come Paulinho. Ogni squadra di alto livello ha un giocatore simbolo. L’uomo che sa mettere i piatti nelle credenza al momento giusto e senza scheggiarli. Per Nicola il giocatore fondamentale era Paulinho. Nella stagione 2012/13 il Gaucho crivellò senza soluzione di continuità le reti avversarie e nella situazione di massima emergenza – la combattutissima semifinale con il Brescia e in gara-2 di finale con l’Empoli – segnò le reti della promozione. La gratitudine di Nicola fu immortalata in uno scatto che lo ritrae mentre strattona fisicamente il suo giocatore sul campo del Brescia. Ecco.
Il Paulinho del Carpi l’anno scorso è stato Jerry Mbakogu. Spesso è stato proprio l’attacante ex Juve Stabia a togliere le castagne dal fuoco a Castori. E non è un caso che l’unico passaggio a vuoto degli emiliani (cinque 0-0 consecutivi) sia coinciso con l’assenza per infortunio della sua punta di diamante. Affinità e divergenze. Al di lá delle similitudini conviene fare una riflessione di fondo. Carpi è una realtà piccola inserita in contesto economico ricco che è riuscito a dare la scalata al grande calcio grazie a una programmazione seria e oculata portata avanti da imprenditori locali.
Su questo fronte usciamo dal confronto con le ossa rotte. Spinelli sta portando avanti la scoperta da 16 anni senza che la città abbia espresso – salvo le stagioni dal 2001 al 2003 – neanche un main sponsor. Che il morso della crisi si faccia sentire più qui che altrove è acclarato, ma pure in tempi più floridi Livorno ha fatto scena muta. Carpi e Livorno così uguali e così diverse. A volte prendere esempio dai piccoli che diventano grandi non è un disonore. Anzi.
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