Il Tirreno

Livorno

«La polizia ha bussato alle 4 da lì è iniziato il mio incubo»

di Fabrizio Pucci
«La polizia ha bussato alle 4 da lì è iniziato il mio incubo»

Dopo 48 giorni passati in stato di fermo l’allenatore livornese è tornato in libertà «Sono un uomo e un lavoratore per bene, ora anche il tribunale l’ha riconosciuto»

4 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Le occhiaie profonde, traccia evidente di tante, troppe notti insonni, ma pure lo sguardo baldo e fiero da livornese vero che può andare in giro a testa alta. E' un'estate difficile, quella di Marco Tosi, 55 anni ex allenatore della primavera amaranto e nel recente passato alla guida della Pro Patria da metà dicembre 2014 al 30 gennaio scorso.

Un'esperienza tanto breve quanto sfortunata conclusa con l'esonero, ma soprattutto con il coinvolgimento – suo malgrado – nell'inchiesta 'Dirty Soccer' avviata a maggio dalla Procura di Catanzaro sulla presunta 'associazione a delinquere finalizzata alla frode sportiva'.

La vicenda umana di Tosi farebbe impallidire anche Kafka. Il tecnico livornese parla a ruota libera mentre stringe tra le mani le ordinanze del Tribunale del Riesame di Firenze e di Catanzaro che annullano (e non si limitano a una semplice revoca) le due precedenti ordinanze di arresti domiciliari disposti dal Gip di Livorno (che peraltro non ha convalidato l'arresto per assenza di pericolo di fuga e di reiterazione del presunto reato) e dalla Procura Distrettuale di Catanzaro, sancendone l'illegittimità. Parla, Tosi, e spiega, ora che è libero di farlo dopo 48 giorni passati in stato di fermo.

Partiamo dall'inizio di una storia che le ha cambiato la vita...

Sì. Alle 4 e mezzo del mattino del 19 maggio una pattuglia della Squadra Mobile si è presentata a casa mia con un mandato di perquisizione. Poche ore dopo sono stato portato in Questura per 'alcune domande' e lì sono stato informato mi avrebbero portato nel carcere di Livorno dove ho trascorso i quattro giorni successivi.

In pratica, in poco più di dodici ore si è trovato risucchiato in un incubo...

Proprio così. Da semplice cittadino e allenatore amareggiato per un esonero mi sono ritrovato tra impronte digitali e foto segnaletiche. Mi sembrava di essere stato catapultato in 'Romanzo criminale'”.

Adesso riesce a vedere la luce in fondo al tunnel?

Un po' sì. Il Tribunale del riesame di Firenze ha annullato gli arresti domiciliari adducendo motivazioni chiarissime.

Quali?

Carenza di indizi o prove di colpevolezza.

In pratica secondo il Tribunale è difficile ipotizzare un coinvolgimento di Tosi nell'organizzazione criminale tenuto conto del brevissimo lasso temporale in cui ha svolto la mansione di allenatore della Pro Patria...

Sono stato accusato di aver contribuito a truccare tre partite di cui una appena tre giorni dopo il mio arrivo alla Pro dove sono rimasto appena un mese e mezzo. E poi giustamente il Tribunale rileva che fossi stato uno dei complici, l'organizzazione criminale non si sarebbe privata di me che invece fui ben presto esonerato.

Beh, mai esonero fu più benedetto...

Proprio così. A posteriori, sì. Tra l'altro dalle intercettazioni telefoniche – lo scrive ancora il Tribunale di Firenze – 'non emerge mai la consapevolezza da parte di Tosi della combine o una sua richiesta di compenso'.

Adesso che cosa può succedere?

Il mio avvocato Ugo Boirivant presenterà istanza di non luogo a procedere, ovvero il proscioglimento che porta all'assoluzione diretta.

E' fiducioso?

Fiducioso forse è troppo, vista la mia esperienza traumatica. Diciamo che da innocente quale sono spero di essere riconosciuto come tale. L'istruttoria non è ancora finita perché mancano gli esami sui cellulari e i tablet sequestrati. A me è stato requisito solo il telefonino. Nient'altro.

Questo il filone della giustizia ordinaria. E quella sportiva?

A giorni arriveranno i deferimenti. Il mio avvocato Paco D'Onofrio conta che il Procuratore Federale Palazzi legga le ordinanze del Tribunale del riesame di Firenze e Catanzaro da cui si evince la mia estraneità ai fatti, e non si attenga solo ai capi d'accusa.

Che cosa potrebbe rischiare?

Temo un lungo stop alla mia carriera che mi sono costruito pezzo per pezzo facendo tanta gavetta. Sono nel pieno del Master di Coverciano per conseguire la patente di allenatore di prima categoria. Ma vi pare che avrei compromesso il mio sogno di diventare tecnico di serie A e B ad un passo dal realizzarsi?

Dal 19 maggio al 6 luglio è stato un uomo a libertà limitata. Come ha vissuto quei giorni?

Sono stati un incubo. Non potevo uscire da casa. Non potevo parlare con nessuno ad eccezione di mia moglie Monica e mio figlio Tommaso.

La famiglia in questi casi è un valore assoluto...

Certo. Senza mia moglie e mio figlio tutto sarebbe stato più difficile.

Non poteva parlare con nessuno, ma ha sentito comunque la vicinanza degli amici di sempre?

Sì. Stefano Piccini, Claudio Dini, Luciano Bruni e Davide Cavalli, come gli amici di famiglia Luca Paoli, Giuseppe Niosi e Marco Innocenti nonché le società per cui ho lavorato, tra cui il Livorno Calcio nelle persone di Elio Signorelli ed Enrico Bacciardi non hanno fatto mancare la loro solidarietà.

Che cosa vede nel futuro. Continua ad amare il calcio o la delusione è troppo forte?

Sì, anche se con una consapevolezza diversa. Dati gli ultimi sconvolgenti eventi mi sono reso conto dei pericoli che si possono incontrare svolgendo la mia professione, e prossimamente rivelerò le ingiustizie che ho vissuto sulla mia pelle tramite un'apposita conferenza stampa. L'amarezza è tanta, ma l'anima di guerriero non la perdo, anzi. D'altronde io ho un passato di allenatore e calciatore che depone a favore della mia onestà che si fonda su precisi valori umani e professionali. Ho svolto questo lavoro sempre con grande passione, serietà, dignità ed etica professionale costruita in gran parte nei settori giovanili. Questo sono io. Un uomo perbene.

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web