Gioco
Tatuaggi e cresta da ribelle «Egoista? Salto l’uomo e tiro»
LIVORNO. I vistosi tatuaggi sulle braccia. Il taglio di capelli ribelle: «La cresta è un vezzo. Mi è sempre piaciuto portarla anche se talvolta cambio». Descritto così, Francesco Fedato ha l'aria di...
LIVORNO. I vistosi tatuaggi sulle braccia. Il taglio di capelli ribelle: «La cresta è un vezzo. Mi è sempre piaciuto portarla anche se talvolta cambio».
Descritto così, Francesco Fedato ha l'aria di essere un duro. Il suo visto però ha i tratti lievi del bravo ragazzo. È spigliato, loquace. La vernice amaranto con la stampa non lo emoziona. Anzi. Lo carica. E con il suo eloquio veloce regala subito una frase che merita il titolo: «Sono venuto qui per vincere. Il Livorno è una società di primo livello che cerca sempre di fare campionati importanti. Avevo altre proposte per andare a giocare altrove, ma non ho avuto esitazioni e ho scelto subito l'amaranto».
Al Livorno hai pure segnato due gol quando giocavi nel Bari... «È vero. Il primo da professionista lo realizzai proprio all'Ardenza nell'autunno del 2012 e nella partita di ritorno feci ancora centro regalando il pareggio alla mia squadra nel finale. In tre partite due reti. Una buona media. Saprò farmi perdonare a suon di gol. Ora sono qui per rendere felici i tifosi del Livorno e darò tutto me stesso per questa maglia».
Nel tuo passato c'è un'esperienza alla Lucchese in Eccellenza. Che ricordi hai di quel campionato? «Nonostante la giovane età il percorso della mia carriera è stato tortuoso. Sono cresciuto nelle giovanili del Venezia. Nell'estate 2011 la società fallì e ad agosto mi ritrovai senza squadra. Mi cercarono Padova e Chievo per farmi giocare in Primavera, ma scelsi Lucca per fare esperienza tra i grandi. Una decisione che rifarei sempre. Quel campionato per me fu fondamentale. Devo molto a Giacomo Lazzini che era l'allenatore di quella Lucchese. L'anno dopo fui acquistato dal Bari. Il resto è storia recente».
Sei un esterno. Più realizzatore o rifinitore? «Gioco sulla sinistra, ma mi adatto bene anche dalla parte opposta. Mi piace puntare l'uomo, accentrarmi e cercare la conclusione. Egoista? Non necessariamente è un difetto. Diciamo che una volta saltato il diretto avversario ogni attaccante vuole essere protagonista. Mettiamola così: in campo mi piace assumermi delle responsabilità. Qualche volta non va bene, ma ci riprovo sempre. Ad ogni modo sta procedendo bene l'intesa con Vantaggiato». Sono comunque gli altri che devono portare in dote un buon numero di gol, non trovi? «Sì. Non sono un finalizzatore puro. Spesso riesco anche ad assistere i compagni. Panucci ci sta insegnando che nella sua filosofia di calcio moderno le occasioni da gol possono capitare sui piedi di chiunque per cui è opportuno farsi trovare pronti».
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