Gioco
Schiavone, in mezzo al campo il "fratello" di Grauso: «Voglio far girare la squadra»
Livorno, la voglia di riscatto del giovane torinese: sono venuto per riscattarmi e dimostrare per intero il mio valore. So bene di essere venuto in una piazza calda ed esigente
LIVORNO. Se lo ascolti senza guardarlo ti sembra di sentir parlare Claudio Grauso. L'accento torinese è identico e pure il timbro di voce è simile. Andrea Schiavone ha gli stessi modi educati del suo concittadino che tanto bene fece in maglia amaranto dal 2000 al 2005. A differenza di Fedato e Pinsoglio non ha tatuaggi: «Sono così. Ho solo un po' di barba incolta».
Voglia di riscatto. È poco più che un ragazzo ma ha le idee chiarissime: «L'anno scorso a Modena iniziò molto bene, ma sul piano personale finì in malo modo. Sono venuto a Livorno riscattarmi e dimostrare per intero il mio valore. So bene di essere venuto in una piazza calda ed esigente, ma questo non mi spaventa affatto. Anzi. Mi motiva ancora di più. Sono uscito dalla Primavera della Juventus con un anno di ritardo rispetto al normale, ma poi in serie B ho fatto esperienze importanti a Siena e a Modena. Insomma. Sono giovane, ma non impreparato e sono convinto di poter far bene a Livorno».
Se telefonando...L'episodio della telefonata di Panucci che l'ha chiamato a inizio estate per convincerlo a vestirsi d'amaranto è già noto, ma Schiavone aggiunge particolari gustosi: «Quando risposi al telefono e il mio interlocutore mi disse che era Panucci mi emozionai. Il mister nel calcio ha scritto pagine importanti. È di un certo calibro. Durante la telefonata mi fece capire che il suo interesse era reale. A quel punto come avrei potuto rinunciare a questa possibilità».
Ciak, si gira. Andrea illustra le sue caratteristiche tattiche: classico regista e nelle amichevoli ha già dimostrato di essere calato alla perfezione nei meccanismi del centrocampo amaranto: «D'altronde il mio lavoro – sorride – è proprio quello di prendere in mano il gioco e far girare bene la squadra. Da questo punto di vista il mister mi ha dato fiducia e per me è un aspetto fondamentale perché mi induce ad essere ancora più propositivo e a cercare di sbagliare il meno possibile».
Il prestito. In teoria Schiavone è un giocatore amaranto di passaggio anche perché il suo cartellino è ancora della Juve. Lui però non pensa al futuro e garantisce il massimo impegno: «Quando si indossa la maglia di una società è doveroso onorarla nel migliore dei modi e senza risparmiarsi. Livorno è una città importante. L'idea per un ragazzo giovane come me che deve ancora migliore e imparare. Non potevo fare scelta migliore. E infatti a indirizzare la macchina verso Livorno ci ho messo un minuto. Sono felice di essere qui e non sono parole di circostanza».
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