Gioco
Pinsoglio, uno “straniero” in porta: «Parlo molto e non ho paura»
Livorno, dopo Bardi e Mazzoni un non livornese tra i pali che ha scelto il 12: "Sono della Juve, il sogno sarebbe tornare in bianconero"
LIVORNO. La barba curata. L'altezza da cestista. Il sorriso di un ragazzone di 25 anni che fiuta la grande occasione della carriera. Piacere, Carlo Pinsoglio professione nuovo portiere del Livorno. Dopo qualche anno la porta amaranto non è affidata a un livornese purosangue.
Eredità pesante? «La premessa è che sono davvero contento di essere qui e ho la convinzione che faremo un'ottima stagione. I miei predecessori sono portieri di alto livello perché né Mazzoni né Bardi possono essere messi in discussione. Tra l'altro Luca era una sorta di capitano del Livorno. Ma io sono un tipo determinato. Ora mi vede così, calmo e sereno, ma in campo mi trasformo ed esce fuori il mio carattere». Le tue qualità? «Parlo molto. Di solito rompo le balle ai miei difensori dal primo all'ultimo minuto. E poi mi piace gettarmi nelle mischie. Non ho paura. Me la cavo bene anche nelle uscite. E comunque sono dell'idea che certi rischi i portieri debbano prenderseli».
Curiosità. Hai scelto la maglia numero 12 e non la 1. «La presi due anni fa a Modena e mi ci sono affezionato. Non c'è un motivo particolare». Ti allena Tancredi, uno dei più validi preparatori dei portieri al mondo. Hai sperimentato nuove tecniche di allenamento rispetto al passato? «Franco ha allenato anche alla Juve quando ero più giovane e quindi l'ho conosciuto in bianconero. Ogni allenatore ha i suoi metodi. Da ogni persona c'è sempre da imparare qualcosa di nuovo. Il suo ruolo è fondamentale perché il lavoro viene impostato durante la settimana e in partita si raccoglie quanto seminato». Sei il titolare e dietro hai due portieri giovani. Ti senti il loro punto di riferimento? «No, perché anche se ho più esperienza posso comunque imparare anche da loro».
Cartellino della Juve. Vedi il tuo futuro in bianco e nero ? «Il sogno di ogni ragazzo che gioca in un settore giovanile così importante è quella di tornare alla casa madre, magari anche solo per aver una chance in qualche partita. Ora però sono concentrato sul Livorno. Questa è una tappa importante della mia carriera».
La trattativa è stata più lunga del previsto...«Mi volevano altre società, ma la mia priorità era la maglia amaranto. Ho dovuto pazientare perché – nonostante il mio parere favorevole – mancava l'accordo tra Juve e Livorno. Io fremevo perché sono stato fermo un mese. Tanto, troppo tempo. Così appena si è acceso il semaforo verde sono corso ad Acqui e ora sono felice di far parte di questo gruppo che secondo me farà tanta strada».
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