Gioco
In Polonia vince Kittel ma Bonifazio è terzo
Il tedesco si aggiudica il primo round della corsa a tappe. Nove ori per l’Italia nel paraciclismo
di EVA BERTOLACCI
Un nome una garanzia. Anzi due. Claudio Di Marco è un vero e professionista del beach soccer. L’ultima tappa della sua lunga carriera lo ha recentemente portato a Livorno a riscattare le sorti della formazione amaranto, nata da poco e bisognosa di un veterano del suo calibro per aspirare a traguardi importanti. «Sono arrivato di martedì e giovedì avevamo la prima partita della tappa viareggina: c’è stato poco tempo per allenarmi e conoscere i compagni ma abbiamo gettato le basi per la prossima stagione. C’è stata già una chiacchierata per valutare la situazione, mi sono state chieste determinate cose, se riuscissero ad avere un centro sportivo come stanno provando a fare sarebbe un bel traguardo». Difensore classe ’77, Di Marco ha visto il Beach crescere in Italia grazie alle otto stagioni passate a Cervia, poi il campionato super eight con l’Inter e la Roma (due gli scudetti vinti, con i nerazzurri nel 2012 e l’anno passato con i giallorossi) e il tuffo all’estero: in Brasile e in Canada a disputare il mundialito per club, poi anche in Svizzera. Milanese di nascita, per lui una carriera parallela da calciatore fino alla serie C, ma è nell’arena che questo giocatore ha sempre trovato maggiormente la sua dimensione. «All’estero questo sport è preso molto di più come una professione, non è solo un fenomeno estivo come qui. Il Brasile ne è la patria, il Flamengo ad esempio nel suo centro sportivo ha l’arena dove i ragazzini fanno le giovanili. È sulle spiagge che hanno le scuole calcio fino agli Esordienti, mica in campo…». E in Svizzera? «Gli svizzeri quando fanno le cose le fanno in grande, creano intorno all’evento attività commerciali e il campionato diventa una manifestazione enorme, infatti ci sono tanti campioni elvetici che stanno giocando in serie A in Italia come Ott che gioca nel Pisa, Stankovic nel Catania. Non si direbbe ma un’altra nazione dove il beach gode parecchia visibilità è la Russia». In Italia siamo ancora lontani da quel modello, e sì che di spiagge ne dovremmo avere di più che in Canada o in Russia… «Piano piano le cose stanno migliorando, le società stanno cercando di attrezzarsi con le scuole calcio come nel calcio a undici: avere un vivaio permette di limare i costi e evitare di dover ingaggiare il top player straniero che ti fa sì vincere, perché mai come in questo sport l’individualità fa la differenza, però fa anche più soddisfazione vincere con un talento cresciuto in casa…». Quanto si può arrivare a guadagnare con il beach soccer? «I fenomeni brasiliani, portoghesi o argentini che giocano tre-quattro mesi in Italia possono arrivare a guadagnare come un calciatore di Serie D che fa l’intero campionato. Sarebbe bello facessero dei contratti seri anche qui, un giorno ci arriveremo…»
Come è la situazione dei vivai da noi? «Il Viareggio aveva cominciato anni fa, anche i mitici Cavalieri del mare nel super eight insieme a loro hanno delle beach academy. Poi ci sono realtà molto affermate come Catania e Terracina». Terracina che proprio ieri ha vinto il suo terzo titolo battendo in finale il Viar. eggio, dopo aver conquistato la Coppa Italia proprio ai danni del Catania.
Un vero e proprio tesorino che potrebbe essere valorizzato e implementato anche dalle nostre parti. Viareggio, Pisa e Livorno hanno per adesso accantonato la linea verde scegliendo la strada del top player straniero, ma se la lunga strada che porta al successo passasse dalla valorizzazione del vivaio?
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