Il Tirreno

Livorno

In bici sulle strade dei miti

di ELENA GUERRI
In bici sulle strade dei miti

Un gruppo di cicloamatori di Empoli ripercorre le tappe delle grandi corse

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di ELENA GUERRI

Qui gli allenamenti in bici da corsa sono soprattutto un modo per ritrovarsi tra amici. Qui l'agonismo fine a se stesso ed esasperato, è messo al bando. Qui la passione per le due ruote si trasforma in un'occasione per girare l'Italia e l'estero, seguendo da vicino i professionisti e magari immaginando di essere davvero dei loro compagni di squadra.

“Qui” è dove regna lo spirito sportivo, amicale e un po’ sognatore dell’Asd Ciclistica Empoli Tour. Dagli anni Novanta al 2015 i portacolori della società guidata dal presidente Andrea Caparrini, hanno seguito passo dopo passo (o meglio, ruota dopo ruota) alcune tra le tappe più suggestive di ben 23 Giri d'Italia e 26 Tour de France. In pratica percorrono le tappe di giornata qualche ora prima dei vari Pantani, Indurain, Bugno, Armostrong, Nibali e Froome. Di sicuro un bel modo per sognare e tenersi in forma.

Recentemente i cicloamatori biancoazzurri, le cui maglie non hanno nessun tipo di sponsor, sono apparsi sui tracciati di alcune delle frazioni più significative della corsa a tappe francese, soggiornando a Le Bourg d'Oisans, ai piedi della leggendaria Alpe d'Huez. Un viaggio organizzato nei minimi dettagli, dove niente è stato lasciato al caso.

È una storia di passione e sudore quella del Asd Empoli Tour che affonda le sue radici negli ultimi decenni del Novecento. Nei primi anni della formazione, i più avventurosi cicloamatori partivano alla volta delle grandi classiche con le biciclette piazzate sul tettino delle automobili.

Ora le cose sono cambiate: considerato il numero sempre maggiore di partecipanti l’organizzazione ha dovuto noleggiare un autobus ad hoc che ha condotto gli intrepidi cicloamatori dalla piccola Empoli alla Francia. Giovanni Alotto, Beatrice Bertelli, Andrea Caparrini, Paolo Chiarugi, Claudio Giunti, Sabrina Maltana, Daniele Muritano, Riccardo Nucci, Roberto Nucci, Marco Pagni, Simone Ulivieri, Massimiliano Bitossi, Walter Malucchi, Fioravante Pisaturo, Stefano Scardigli, Maurizio Seripa: questi i nomi dei presenti, che in cinque giorni hanno scalato le stesse salite impegnative dei big, giungendo a coprire quasi ottomila metri di dislivello.

I sedici cicloamatori hanno “conquistato” non solo l'Alpe d'Huez, ma anche il Col d'Ornon, il Col de Malissol, il Col de Sarenne e molte altre ascese. «Il divertimento non è mancato – raccontano – E il clima scherzoso ci ha permesso di superare la fatica. A ciò va aggiunta la soddisfazione di arrivare in vetta con le proprie forze. In effetti, da lassù si possono ammirare paesaggi magnifici. Chiaramente le salite hanno richiesto il massimo impegno, ma i litri di sudore versati e le tante calorie consumate, sono stati compensati con abbondanti cene, annaffiate da vino francese».

«Il nostro approccio – proseguono – è di puro cicloturismo. Non c’è da fare alcun tipo di paragone con le modalità di scalata dei professionisti. Al termine di ogni ascesa però ci siamo riuniti (ovviamente ognuno sale con il proprio passo) ed abbiamo scattato la foto di rito al cartello che indicava il passo».

«La massima soddisfazione – commenta il ciclista Claudio Giunti – l’ho avuta scalando i passi più famosi, quelli che hanno fatto la storia del ciclismo. Il nostro sport è molto popolare, ma lo era ancora di più negli anni '30, '40 e '50. Quella è stata l’epoca d’oro del ciclismo e tutti noi abbiamo sentito raccontare dai nostri genitori o dai nostri nonni, le mirabili imprese dei corridori di allora. Tutti conosciamo le vicende di Coppi e Bartali anche se, per motivi anagrafici, non le abbiamo vissute. Ecco allora che scalare Stelvio, Gavia, Pordoi, Marmolada, Izoard, Galibier, Tourmalet ci riporta al passato e ci fa sentire parte del grande mondo della bicicletta, con tutte le sue leggende».

«Il Tour – conclude Giunti – ha una popolarità . davvero mondiale, i francesi lo giudicano come il terzo avvenimento sportivo in assoluto più importante dopo le Olimpiadi e i Mondiali di calcio. Quando passiamo per le strade della tappa, molte ore prima della corsa, riceviamo applausi e incoraggiamenti da tutti gli spettatori che, in attesa dei professionisti, si divertono ad incitare noi cicloamatori. Anche da parte degli automobilisti c'è grande rispetto, raramente ho assistito a scene di intemperanza. A livello di piste ciclabili, poi, non c'è proprio paragone: in Italia sono in numero limitato e spesso impercorribili perché dissestate o occupate diversamente. In Francia, invece, filano lisce come l’olio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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