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«Ero lo chef di Moratti A bordo dello yacht è nata la super-Inter»

«Ero lo chef di Moratti A bordo dello yacht è nata la super-Inter»

Gianluca Baldini, titolare del Pancino di Massa, ha lavorato per l’ex patron nerazzurro: «Mi chiedeva: chi prenderesti?»

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Uno dei fili conduttori della vita di Gianluca Baldini, ristoratore viareggino, è il calcio. Prima quello giocato nella Berretti del Livorno e nel Viareggio di Rossano Giampaglia, poi quello tifato, con la passione per i colori bianconeri trasmessa dal padre, a lungo presidente dello Juventus Club di Torre del Lago.

Ma soprattutto, nel corso della sua decennale esperienza tra i fornelli, Gianluca è stato lo chef personale della famiglia Moratti, durante le uscite in barca per i viaggi di lavoro o di piacere dell'ex presidente dell'Inter.

«Uno dei primi ricordi con Massimo - racconta il ristoratore - è legato alle Olimpiadi di Barcellona del 1992. Moratti era tra gli inviati della delegazione italiana nell'ottica della candidatura di Milano per il 2000. Raggiungemmo la Spagna a bordo di "Liberty", un bellissimo yacht di 50 metri, sul quale in quei giorni salirono tantissimi sportivi, attori e politici. Tra gli altri, ho cucinato per l'ex presidente del consiglio Giulio Andreotti, Carl Lewis e Alberto Tomba».

Il rapporto con Moratti è proseguito per altri 5-6 anni a bordo dello yacht "Carlotta". «Con lui - spiega Baldini - ho condiviso i momenti frenetici nel periodo in cui si stava preparando a diventare presidente dell'Inter. Si prese qualche giorno per riflettere, ma da come ne parlava avevo capito subito che in cuor suo stava per realizzare un sogno che coltivava fin da bambino".

Gianluca ricorda come l'imprenditore milanese fosse solito rilassarsi sul "Carlotta": "In barca era libero di fumare - rivela il ristoratore - perché quando era a terra doveva fare i conti con i figli che, se trovavano le sigarette, gliele gettavano via». Ci sono diversi aneddoti che testimoniano come il rapporto tra i due, oltre che professionale, fosse all'insegna dell'amicizia: «Spesso qualche membro della famiglia mi avvisava sugli orari dei pasti del giorno seguente, che cambiavano a seconda del programma. Capitava spesso che oltre ai Moratti io fossi l'unico a sapere in anticipo cosa avrebbero fatto, così quando lo riferivo in plancia scatenavo le simpatiche arrabbiature del comandante».

E ancora: «Agli inizi della sua carriera da presidente - prosegue Gianluca - Moratti mi chiese chi mi sarebbe piaciuto come attaccante per la sua Inter. Non conoscendo le reali possibilità di spesa che poi ha dimostrato nel corso degli anni successivi, cercai allora una soluzione che fosse valida, ma al contempo a una cifra non stellare.

Così proposi il nome di Rizzitelli, che all'epoca era comunque un buonissimo attaccante. Ancora oggi, quando penso ai successivi acquisti milionari di Moratti, come Vieri, Ronaldo o Recoba, mi viene da sorridere...».

Gianluca conserva un ricordo bellissimo di quella esperienza,

«Massimo è un grande signore, la sua è una famiglia meravigliosa. Ho lavorato anche su altre imbarcazioni importanti, dove mi è capitato spesso di trovare figli viziati o atmosfere meno piacevoli. I Moratti invece hanno sempre avuto grande educazione ed eleganza. È stata una magnifica avventura". A conferma del rapporto di rispetto e simpatia reciproca c'è anche una dedica che l'ex presidente dell'Inter ha lasciato al suo fedele chef: «Mi scrisse che ero il numero uno - conclude Gianluca col sorriso - anche se avevo un unico grande difetto: quello di essere tifoso juventino».

G.C.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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