Il Tirreno

Livorno

Alto, corto, veloce: Livorno

di Gianni Tacchi
Alto, corto, veloce: Livorno

I cinque segreti di Panucci: pressing, fasce, difesa, corsa e verticalizzazioni

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LIVORNO. Ma adesso restiamo con i piedi per terra. L’ha detto Christian Panucci subito dopo lo champagne in Costa Azzurra, lo ripetiamo oggi. Principalmente per due motivi: innanzitutto quella con l’Olympique Marsiglia era solo un’amichevole, seppur nobile e affascinante, e poi perché questa rosa deve essere perfezionata in tutti e tre i reparti per poter alzare le ambizioni. Ma certi aspetti, dal gioco all'atmosfera, sono sotto gli occhi di tutti. I 5 punti di Panucci. Il Livorno della scorsa stagione era piatto, lento, prevedibile. Anche negli ultimi due mesi con lo stesso Panucci, che ha pagato soprattutto l’infortunio di Siligardi.

Il tecnico amaranto è ripartito con un’idea fissa, il 4-3-3, chiedendo giocatori funzionali al progetto (Schiavone e Fedato su tutti). Il lavoro ad Acqui Terme è stato pesante dal punto di vista fisico («alcuni ragazzi hanno detto di non aver mai fatto un ritiro del genere», il post dell’allenatore), ma c’è stato spazio anche per la parte tattica.

E nelle prime quattro amichevoli, compresa l’ultima vinta 2-1 con l’Olympique Marsiglia, si è vista l’idea di calcio dell’ex collaboratore di Capello nella nazionale russa. Un gioco aggressivo e veloce, solido e concreto. Una filosofia in cinque punti, toccati ogni giorno. Ma quali sono?

1) Pressing alto. Andare a prendere gli avversari nella loro metà campo è il fulcro del calcio di Panucci, la base di tutto. Quando gli altri iniziano la manovra, anche con il portiere, scatta il pressing amaranto. Omogeneo e compatto. Con l’obiettivo di rubare palla e colpire, come successo con l’OltrepoVoghera (vedi il 2-1 di Fedato).

2) Corsa. Sì, sempre in movimento. Sia nella fase di non possesso, in modo tale da alzare la pressione, che nella fase di possesso, cercando sempre di smarcarsi. La preparazione è stata studiata per riempire il serbatoio e tenere alti i ritmi. 3) Difesa solida. Solo due i gol subiti nei primi quattro test, uno su punizione (con l’OltrepoVoghera) e uno su rigore (con il Marsiglia), e pochissime occasioni concesse. Dietro la concentrazione è alta, ma tutta la squadra partecipa alla fase difensiva. E così i rischi diminuiscono. Ah, poi Ceccherini si sta ritrovando…

4) Spinta sulle fasce. I due gol di Cannes sono nati dalle corsie esterne: il primo da un cross di Moscati, il secondo da una discesa di Maicon. Entrambi da destra, anche perché a sinistra Fedato cerca spesso l’uno contro uno e poi punta la porta. Il senso del 4-3-3 è pure questo. E Comi, super di testa, può trovare solo vantaggi.

5) Verticalizzazioni. Finalmente c’è un regista vero, Schiavone. Finalmente il gioco è fluido, da squadra moderna. E si cerca spesso la profondità.

4 acquisti, magari 5... I segnali, dunque, sono positivi. Ma calma, siamo solo a fine luglio. E il calcio d’estate, si sa, conta quasi zero. Alla fine del mercato manca un mese, quindi c’è tutto il tempo per completare la rosa.

Pensando soprattutto a qualche scarto dalla Serie A. «Per essere protagonisti – ha dichiarato Panucci dopo il successo di martedì sera – ci mancano parecchi giocatori. Quanti? Se mi tengo basso, dico quattro. Ma forse ne servono cinque».

Uno di questi sarà quasi sicuramente il ventenne Mattia Aramu. L’inserimento del Vicenza non ha cambiato le carte in tavola, perché il Livorno è sempre stato in vantaggio sull’ala del Torino. E lo è ancora, tanto che la trattativa dovrebbe chiudersi nelle prossime ore. Per il centrocampo piaceva Roberto Gagliardini, classe 1994 di proprietà dell’Atalanta, che però ha appena firmato con il Vicenza. Solo sorrisi in Francia. Quello di Cannes è stato il primo confronto della storia con l’OM, circondato tra l’altro da un clima meraviglioso fra i tifosi delle due squadre.

Prima un corteo fuori dallo stadio, tra bandiere amaranto e biancazzurre, poi tutti in gradinata, abbracciati e uniti. Ma per il Livorno non era la prima volta in Francia. Impossibile dimenticare l’impresa di Auxerre, impossibile dimenticare quel colpo di testa e quella corsa impazzita di Cristiano Lucarelli. Era il 14 dicembre del 2006, quasi nove anni fa. E gli amaranto volarono ai sedicesimi di finale della vecchia Coppa Uefa, uscendo poi con l’Espanyol. Due su due, quindi, in Francia. E con Panucci si respira anche un’aria internazionale.

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