Il Tirreno

Livorno

«Venderei la società anche a 5 milioni Ma non ho offerte...»

di Fabrizio Pucci
«Venderei la società anche a 5 milioni Ma non ho offerte...»

«Da Calleri una proposta oscena, Dal Cin chiede tempo Vado avanti, con tanti abbonamenti prendo due forti»

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LIVORNO. Come volevasi dimostrare. La formuletta applicata alla dimostrazione di teoremi matematici ben si adatta anche alla situazione del Livorno. Sì, come volevasi dimostrare siamo arrivati a mercoledì senza novità sul fronte societario. Prevedibile il tuono dopo il lampo. Solo che qui non ci sono luci, né rumori, ma le emozioni di una tv spenta.

Presidente, ufficializziamo il nulla?

«Sì, perché nulla è successo».

Le due cordate si sono fatte vive o ha soprasseduto?

«Di Calleri vi avevo anticipato. Tra l'altro nello scorso fine settimana non sono neanche andato a Montecarlo per cui non c'è stato nessun contatto. Ma la proposta, come detto, era oscena».

Cosa significa? Era vicina allo zero?

«No, guardi. I soldi non sono un problema. Il fatto è che io voglio cedere a persone che garantiscano continuità alla società, un futuro di buon livello nel quale sia contemplato il tentativo di tornare in serie A dai due ai quattro anni».

Quindi la proposta era indecente non perché ritenuta troppo bassa...

«No. Ho pure 'svalutato' la società da 18 a 7 milioni per favorire gli eventuali acquirenti».

Quindi il Livorno costa 7 milioni?

«Sono disposto a darlo anche a meno. Anche a 5».

Questa è una notizia, ma non è a zero euro...

«Ribadisco: voglio persone serie. Le offerte dovranno arrivare a soggetti ben definiti e su carta intestata. Basta intermediari. Basta perdite di tempo. Il prezzo? Guardate che il Livorno non è una scatola vuota. Dentro ci sono giovani molto interessanti che costituiscono un capitale della società. I nomi? Ceccherini, Moscati, Gonnelli e anche Favilli che sarà valorizzato dalla Juventus». Parliamo del gruppo veneto. Martedì avrebbero dovuto formalizzare un'offerta. E invece?

«E invece nulla. La persona che dovevo incontrare è stata trattenuta all'estero e a questo punto le ho detto che se ne riparlerà tra un anno. La realtà è che alla sola vista dei bilanci la gente scappa».

Ma come? Secondo la statistica di Standard's and Poor il Livorno è la prima società in Italia per i bilanci a posto. Per cosa si dovrebbero spaventare?

«E' ovvio che abbiamo i conti in ordine: ogni anno ci penso io a ripianare i debiti. Ecco chi vuole comprare il Livorno vede quanti soldi ci rimetto ogni anno e se ne va a gambe levate».

Messa così, presidente è impossibile vendere...

«Diciamo che è molto difficile. Intanto vado avanti per questo campionato. Se i tifosi ci dànno una mano facendo un buon numero di abbonamenti possiamo pensare di fare qualcosa di interessante».

Sul mercato?

«Sì. Un paio di ciliegine le mettiamo, ma con calma. Fra dipendenti, giocatori e tesserati ogni mese mi va via un sacco di soldi per fortuna ho tanto lavoro sul porto qui a Genova». Spinelli passa e chiude. Fonti livornesi sostengono che nei giorni scorsi sia tornato alla carica anche l'avvocato Morini per conto di una cordata orientale. Spinelli non conferma, ma ormai anche questo è un dettaglio trascurabile. Ci sono situazioni più stringenti di cui occuparsi. La prima? Il mercato che deve portare in dote un paio d'acquisti di spessore. Tutto il resto è noia.

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