Gioco
Il dentista-triathleta 11 ore di sofferenza per «domare» Zurigo
Luca La Scala, montecatinese, alla durissima Ironman «Vento contro, caldo e 180 km in bici: ma ce l’ho fatta»
di ELENA GUERRI
Esiste una disciplina più massacrante di qualsiasi maratona, più impegnativa di qualsiasi corsa ciclistica, più difficile di qualsiasi gara di nuoto.
Solo un grande impegno, una forte dedizione, una caparbietà inossidabile permettono di affrrontare e magari portare a termine in maniera brillante una manifestazione del genere, che assorbe anche l'ultima energia e che non permette certo nessun tipo di improvvisazione. Il triathlon è nato nel 1977 da una scommessa di gruppo di amici su di una spiaggia di Honolulu, alle Hawaii. Dopo una discussione a proposito di quale fosse la competizione più dura dal punto di vista della resistenza: se fosse la Waikiki rough water swim di 3,8 chilometri a nuoto, se fosse la 112 mile (centottanta chilometri) bike race around Oahu, o the Honolulu Marathon di corsa sulla classifica distanza tramandata dai greci, di 42,195 chilometri.
Il comandante della marina John Collins suggerì di combinare le tre prove in un unica giorno e così si creò la leggenda dell'Ironman delle Hawaii. Solo poche decine di atleti parteciparono a quella edizione, ma negli ultimi anni il movimento è diventato enorme, con iniziative negli Stati Uniti, in Europa, in Australia, Sud Africa e Asia. La distanza è sempre quella tradizionale, anche se cambiano i percorsi e le date.
Accanto al campione che gareggia per la vittoria, chiudendo la competizione in circa otto ore (un traguardo davvero per pochi eletti) ci sono agonisti agguerriti che inseguono il sogno della qualifica al mondiale delle Hawaii, tanti amatori affrontano questa prova per sfida, ma anche personaggi improbabili, come super nonni e nonne incredibili a vedersi.
Gli ultimi terminano la loro impresa a notte, fonda in circa sedici ore. Ma cosa si prova ad essere un triatleta? E sopratutto quali sacrifici sono necessari? A rispondere a queste domande è stato il tesserato di Freestyle Triathlon Valdinievole Luca La Scala, di Borgo a Buggiano, da poco tornato dopo aver terminato l'Ironman di Zurigo.
«È il quinto anno che mi cimento in questa avventura- racconta l'atleta e dentista di professione - ed è davvero una disciplina dura e che richiede uno sforzo enorme. Le prime difficoltà sono iniziate nel lago di Zurigo, visto che a causa dell'alta temperatura dell'acqua è stato vietato l'uso della muta che avrebbe aiutato a galleggiare meglio ed ad essere più veloci. Superati i tre chilometri e otto a nuoto, il percorso bike di 180 chilometri, senza neppure l'ombra della scia (pena la squalifica) é stato molto suggestivo, snodandosi lungo la costa del lago e poi su per le colline dei pascoli svizzeri.
Un tracciato molto impegnativo e ha fatto vacillare la mia preparazione r soprattutto la concentrzioine per il forte vento che abbiamo dovuto affrontare.
Chilometro dopo chilometro - racconta ancora il dentista-triatleta - dalla fresca mattina si è passati ad un'afosa giornata di questo luglio record. Infine la maratona è stata un multilap sulla passeggiata lungo lago tra le centinaia di persone, che applaudivano tutti ma sotto un bel sole. Insomma sofferenza allo stato puro».
Alla fine Luca La Scala in cp,pagnia di altri tre temnerari atleti toscani (Luca Gentili di Ponte Buggianese, Riccardo Cacioli di Pistoia e Andrea Bruno di Firenze) ha terminato il difficilissimo percorso di triathlon con un responso cronometrico tra le dieci e le undici ore.
«Non ho migliorato il mio personal best, ma la soddisfazione di aver raggiunto il traguardo in una manifestazione massacrante come quella di Zurigo è davvero enorme.- aggiunge - una volta che diventi un Fonisher (questo il nomignolo affibbiato a chi riesce nell’impresa) la gioia è tanta anche se qualcosa è andato storto e le aspettative sono state in parte disattese. Ma ripensando ai mesi trascorsi mi rendo bene conto che la gara è solo l'ultimo atto di un percorso di mesi di allenamenti, fatti di fatica, ma soprattutto di rivincite date dal fatto che pian piano ti trovi ad essere in grado raggiungere risultati, che fino a qualche anno fa non sarei stato capace neanche d'immaginare».
Già, perchè fare triathlon è soprattutto uno stimolo continuo a migliorarsi ad andare oltre i propri limiti. «La sfida è prevalentemente contro se stessi - conferma Luca - nel provare i propri limiti, nello spingersi oltre, uscendone più forti e fieri. È una metafora della vita dove le variabili sono tante e imprevedibili, le difficoltà rafforzano e insegnano.
Il lato positivo- conclude l’atleta della Valdinievole - è che in questo cammino si trovano compagni di fatica che diventano fratelli nello sport, persone con le quali si instaurano rapporti di amicizia profondissimi, condividendo con spirito goliardico tante ore e tanti viaggi memorabili al pari delle gite scolastiche di tanti anni fa.
Il triathlon dà e prende tanto. Per me è stato un periodo fantastico, ma anche fanatico della mia vita con 10-15 ore di allenamenti settimanali tra il lavoro e la famiglia, mantendo energie e concentrazione per tutto e tutti. Sono stato fortunato ad essere supportato e sopportato da mia moglie che condivide con me la passione per lo sport, dai miei collaboratori e dipendenti a studio che ho praticamente obbligato come il Conte Cobram di Fantozzi a montare in bici.Nothing is impossible».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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