Gioco
Buena suerte Bardi Il talento livornese vola all’Espanyol
Checco lascia il Chievo e va a Barcellona: sarà titolare Nella Liga a caccia di certezze e della consacrazione
LIVORNO. Lo abbiamo conosciuto e apprezzato che era poco più di un ragazzo. Adesso è un uomo. Anzi. Un hombre visto che il futuro di Francesco Bardi è a Barcellona, sponda Espanyol.
Destini che si incrociano. Furono proprio i biancoblù, nell'inverno del 2007 ad eliminare il Livorno dalla Coppa Uefa. A quei tempi 'Checco' era un promettente portiere delle giovanili amaranto e frequentava la prima superiore. Otto anni e mezzo dopo sarà proprio lui a difendere la porta del club catalano che dal 2009 non abita più allo Stadio Olimpico di Mont Juic che accolse migliaia di tifosi livornesi, ma nel nuovissimo Cornellà-El Prat. Quella che ha portato Bardi al di là del suo mare è stata una trattativa lampo.
In esubero nell'Inter al giocatore piaceva l'idea di misurarsi con un campionato stranieri. Le prime ammissioni sono arrivate dal suo procuratore Vicenzo Rispoli a metà settimana. Ieri il nero su bianco. Il rilancio del predestinato. Non è un tipo che si emoziona facilmente, Bardi anche se a Barcellona - una delle città spagnole che per il calore della gente ricorda di più la nostra – è chiamato a raccogliere la pesante eredità di Kiko Casilla passato al Real Madrid dopo quattro stagioni indimenticabili.
Non si impressionerà il ragazzo di Livorno anche se è consapevole di essere arrivato al bivio decisivo della sua carriera.
O spicca il volo o rischia di vedersi appiccicata l'etichetta di eterna promessa. Forse proprio per questo ha deciso di cambiare aria. Via dall'Italia verso un campionato nel quale sarà uno dei tanti e non un portiere dal rendimento passato al microscopio.
Già perché le sue ultime stagioni non sono state fortunate.
La storia. Il suo inizio fu folgorante. Debutto in A a 18 anni con la maglia del Livorno, poi sei mesi più tardi (gennaio 2011) il passaggio all'Inter che nell'estate successiva – dopo averlo visto vincere in maglia nerazzurra il Torneo di Viareggio con contestuale elezione quale miglior portiere della manifestazione - ne acquistarono a titolo definitivo l'intero cartellino prima di girarlo in prestito agli amaranto. Un campionato da titolare in B. Poi il trasferimento al Novara, sempre in B dove si aggiudicò il titolo di miglior numero uno del campionato.
Nel 2012 il ritorno a Livorno. Sfortunato. La sua non fu una stagione brillante e nelle ultime partite – a retrocessione pressoché certa – gli fu addirittura preferito il veterano Anania.
Non fu profeta in patria, Bardi, ma l'Inter continuò a puntare su di lui e lo spedì al Chievo, ma neanche l'esperienza in maglia gialloblù fu felici. Un inizio positivo, con le perle dei rigori parati a Higuain e Pinilli (per la verità non esattamente due specialisti) fino al cambio di allenatore.
Via Corini, dentro Maran uguale via Bardi dalla porta e dentro 'nonno' Bizzarri.
Le uniche soddisfazioni per Francesco sono arrivate dalla Nazionale Under 21 dove è sempre stato titolare fino ai recenti campionati europei di categoria.
Giocare per tornare. Adesso Bardi si rimette in discussione. Dopo un anno in naftalina ha bisogno di giocare per mettersi in mostra. Noi italiani eravamo un popolo di santi, navigatori e portieri prima dell'avvento dei numeri uno stranieri. Ora però c'è una nidiata di giovani portieri che sta crescendo. Francesco non può perdere contatto da quel gruppo composto – tra gli altri – da Perin, Leali e Scuffet un altro talento, quello del friulano, che dovebbe essere salvaguardato proprio come quello di Bardi. Che adesso saluta il mare di Livorno per sposare un altro mare, quello di Barcellona. Città meravigliosa, dove è ancora più bello essere calciatori. Suerte, Checco.
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