Gioco
Silvia, l’altra Chiellini «Mi dicono scarpona ma io ne sono fiera»
Ha lasciato il tennis per il calcio nel Cf Sorgenti Livorno «Giorgio mi consiglia, ma non gioco più in difesa...»
di EVA BERTOLACCI
Nel calcio si parla spesso di figli, fratelli e nipoti d’arte. Di sorelle un pò meno. Vuoi per i mille pregiudizi che circolano intorno all'argomento nel nostro Paese, vuoi per la concezione a quanto pare tutta italiana che le donne siano associate al pallone solo quando si tratta di Wags, vallette da sgabello e affini. Silvia Chiellini sa bene tutto questo, sa bene che non è facile convincere mamma e papà che il calcio possa essere anche roba per signorine, ma dopo anni di suppliche è riuscita a estorcere ai genitori il fatidico: «Ok, vai pure a giocare», e quindi da due stagione la sorella del difensore centrale della Juventus e della nazionale milita con orgoglio nel CF Livorno Sorgenti.
«Ho giocato a tennis per dieci anni - spiega Silvia - ho la passione per il calcio da quando ero piccola ma i miei non apprezzavano molto l’ambiente. Raggiunta una certa età li ho convinti che giocare era la mia passione e me l’hanno lasciato fare».
Con suo fratello Giorgio non è difficile indovinare quale sia l’argomento principale in famiglia.
«Io e i miei fratelli (c’è anche il gemello di Giorgio Claudio, procuratore sportivo e assistente sportivo alla Juventus) siamo cresciuti col calcio e la serie A, siamo juventini da sempre e Giorgio mi dà sempre qualche consiglio utile per il campo.
Usare la testa e la grinta prima di tutto e non perdere mai il carattere sono le cose che mi ripete più spesso».
Sul campo e fuori non si sprecano certo i paragoni con suo fratello, anche i più maligni...
«A volte ho sentito le avversarie dire: è scarpona come suo fratello, e del resto i piedi sono quelli, possono pure avere ragione, oppure dagli spalti qualcuno del pubblico che mi dà della gobbaccia di m…. ma non me la prendo più di tanto».
Oltre al calcio quali sono i suoi interessi?
«Faccio tre allenamenti alla settimana più la partita, quindi tanto tempo oltre allo studio non ce l’ho.
Sono passata in quinta superiore al liceo delle scienze umane, all’università mi piacerebbe fare fisioterapia, mi appassiona da quando ero piccola ma non è facile entrare visto che è a numero chiuso».
Per quanto riguarda la maglia amaranto..
«Sono onorata di vestire la maglia del Livorno, per me è un sogno come anche per tutte le bambine che ora possono ambire a vestirla grazie al nuovo progetto del Livorno Calcio. Se andrò avanti col Livorno? Con Giorgio si parla di un progetto femminile nella Juventus, staremo a vedere».
Le somiglianze con suo fratello, comunque, sono davvero tante...
«Inizialmente giocavo in difesa, mio ruolo naturale - racconta Silvia - poi c’è stato bisogno di un rinforzo a centrocampo sicché all’occorrenza gioco anche lì. Gioco sempre col numero tre, ormai è diventato il mio numero».
Vi seguite a vicenda durante le partite?
«Lui è venuto a vedermi una volta, ha una marea di impegni sicché non è facile per lui potermi seguire, io quest’anno giocavo di sabato sicché andavo spesso a vederlo giocare».
Come vivono la passione per il calcio le sue amiche?
«Si interessano tanto a quello che faccio, magari a educazione fisica mi chiedono se insegno loro a palleggiare. Qualcuna di loro vorrebbe provare a giocare a calcio ma la famiglia non lo permette: probabilmente solo in Italia succede così, non credo che negli altri paesi il calcio femminile sia vissuto con tutto questo pregiudizio. Mi auguro che le cose possano cambiare»..
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