Gioco
Jules, quel talento sbocciato in Versilia
Ceccarelli, il medico viareggino, è stato il suo tutore: «Somigliava ad Alonso». E Andrea Ferrari era l’amico dell’Academy
di GABRIELE NOLI
Per molti Jules Bianchi era un predestinato, un pilota dal talento innato che prima o poi sarebbe approdato in una scuderia di livello assoluto, magari proprio quella Ferrari nella cui orbita era entrato nel 2009, inserito nella Driver Academy, il programma giovani del team di Maranello. Lo sapeva anche lui, in cuor suo, ma non per questo si era mai montato la testa. Anzi. Era meticoloso, quasi maniacale, nella cura di ogni dettaglio. Inconcepibile, nella sua testa, lasciare qualcosa al caso. Ma in Versilia c’è chi piange per la scomparsa del ragazzo, ancor prima del pilota. Qui Bianchi da diamante grezzo è divenuto nel giro di pochi anni una pietra preziosa, qui ha mostrato il volto migliore di sé. «Voglio ricordare il valore della persona, prima di tutto: un giovane educato, rispettoso, serio e gentile, non solo un driver competitivo e capace di tirar fuori il meglio di sé sotto pressione”. Il dottor Riccardo Ceccarelli ha contribuito in maniera tangibile e determinante alla crescita professionale di Jules. Lo ha preso sotto la sua ala protettrice quando era ancora acerbo e lo ha trasformato in un potenziale campione. Il medico viareggino è a capo della Formula Medicine, un’equipe che si occupa di assistere i piloti negli sport motoristici. “Il manager di Bianchi, Nicolas Todt, mi chiese un parere sul potenziale di Jules – racconta -, io gli confermai che era parecchio elevato. Per certi versi, somigliava a Fernando Alonso da giovane: quando guidava, possedeva una lucidità fuori dal comune. Sarebbe potuto arrivare alla Ferrari: parlava bene l’italiano, andava fortissimo in pista ed aveva una mentalità vincente. Un vero gentiluomo”. Il dottor Ceccarelli nel suo campo è uno dei migliori. Per questo c’è da credergli quando afferma che il ragazzo di Nizza in un futuro magari neppure troppo lontano si sarebbe guadagnato una chance alla guida della “rossa”. L’esperienza pluridecennale lo porta a nutrire un rimpianto: “Anche se la FIA (la Federazione Internazionale dell’Automobile, ndr), in materia di sicurezza ha compiuto passi da gigante in questi anni, l’incidente poteva essere evitato. E’ vero che i fattori di rischio non potranno mai essere del tutto azzerati, ma serve una maggiore attività di prevenzione, senza attendere che si verifichino fatalità come questa”. Jules, dopo l’esperienza con la Formula Medicine, successivamente è approdato alla Ferrari Driver Academy, seguito fedelmente da un altro viareggino, Andrea Ferrari. Tra i due si era creata un’amicizia speciale, che andava ben oltre il rapporto preparatore atletico-pilota. Maranello era diventato il nuovo habitat naturale di Bianchi, rimasto comunque profondamente legato a Viareggio, tanto da concedersi qualche apparizione lampo, ma intensa. Come nel luglio dello scorso anno quando, reduce dal Gp d’Inghilterra con la Marussia, raggiunse a Viareggio il suo preparatore atletico, che svolge un ruolo analogo all’interno della squadra cittadina di beach soccer. Al “Matteo Valenti Beach Stadium” Bianchi si concesse una partita sulla spiaggia, a due passi dal mare, con i giocatori bianconeri che, per omaggiarlo, gli regalarono un completino ufficiale. “Era un ragazzo semplice e disponibile – ammettono Giancarlo e Andrea Carpita, presidente e portiere della VBS – non ci sembrava vero vederlo giocare con noi, indossando la maglia della società. Era come se fosse venuto Raikkonen a trovarci. Siamo addolorati, esprimiamo le nostre più sincere condoglianze alla famiglia”.
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