Il Tirreno

Livorno

Sannino-Gassani tra i prof Un successo per Bottai

di Mario Orsini
Sannino-Gassani tra i prof Un successo per Bottai

I due livornesi debutteranno venerdì ai Lido nei piuma e nei mediomassimi Lenny: «Sono bravi e intelligenti, è la vittoria del lavoro alla Spes Fortitude»

3 MINUTI DI LETTURA





LIVORNO. Doppio debutto tra i professionisti nella stessa serata. Un avvenimento raro, per non dire unico, per la nostra città. A fare l’esordio ufficiale, venerdì prossimo ai bagni Lido nel quadro della nona edizione di “Pugni Amaranto” saranno il peso piuma Jonathan Sannino, classe 1993, e il peso mediomassimo Federico Gassani, classe 1983, entrambi della Spes Fortitude. Due ottimi pugili, cresciuti alla corte di Lenny Bottai.

«Chico ha iniziato a allenarsi con me una decina d’anni fa, nel primo corso quando non avevo ancora una palestra. E Jonny dal 2008, dopo avermi visto sul ring, iniziò a frequentare la palestra», il primo commento di Bottai. Le loro caratteristiche e specificità migliori di entrambi? «Molte. Chico ha doti di tempismo innate. Vede i colpi ed è intelligente. Jonny è un macino. Tecnicamente è molto bravo, eclettico e, anche per la giovane età, con notevoli margini di miglioramento. Entrambi hanno di base la caratteristica più importante, in questo sport, come in tanti altri. Se necessario sanno sacrificarsi negli allenamenti senza se e senza ma. E ascoltano suggerimenti e consigli».

Nel panorama italiano dove pensa possano collocarsi? «Possono fare tutto, lo hanno già dimostrato da dilettanti. L’esempio sono io che partendo in sordina e tra lo scetticismo di molti sono arrivato, dove sono arrivato. Entrambi se manterranno l’umiltà e l’amore per il pugilato che hanno sempre dimostrato e se sapranno pedalare a testa bassa e fare tesoro di ogni esperienza, potranno togliersi tante soddisfazioni. Quelle che le sono state negate fino ad adesso, perché il dilettantismo è un mondo molto particolare. Nel professionismo, invece, possono aprirsi, volare e rendere tangibili i loro sogni. Per come la vedo io la vera boxe è il professionismo». I 32 anni di Federico Gassani non pensa siano troppi? «Assolutamente no. Io sono passato nei professionisti a trent’anni suonati. Chico ne ha uno in più. Per di più io ho dovuto imparare a muovermi da solo, lui almeno ha chi lo guida». E i 22 di Jonathan non sono pochi. Non era meglio rimanere dilettante e cercare di entrare in nazionale? «Jonny non ha la testa e neppure il carattere per stare in un corpo militarizzato dello stato a fare le tre "ripresine" tutta la vita. Già un anno fa mi chiese di passare tra i professionisti. Io gli dissi di aspettare dopo aver disputato, tra i dilettanti, un paio d'incontri ai vertici nazionali. Incontri nei quali si è visto di tutto pur di farlo perdere». Il debutto proprio a Livorno non pensa possa emotivamente penalizzarli? «Noi da sempre siamo tutt’uno, direi fusi, con la città e la livornesità, per questo cerchiamo di trarre forza da questo. Combattere a Livorno è un valore aggiunto, non una penalizzazione. Siamo orgogliosi di poter dire che nella storia della boxe livornese la Spes Fortitude in nove anni di vita ha già dato l’opportunità, a tre suoi allievi, di dare concretezza ai propri sogni professionistici. Il tutto facendo, dello sport, non mercato ma cultura. Anche quest'anno faremo due iniziative importanti. La prima una raccolta in favore del reparto cure palliative, in memoria di Gino Calderini e di Massi (leggi Massimo, ndr) Romiti, padre di due nostri piccoli atleti. L’altra in favore del coordinamento dei lavoratori, sempre nel ricordo di Massi, per tenere la città con gli occhi spalancati e focalizzati sulla grave crisi lavorativa che l’attanaglia. Questa è la Spes Fortitude».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Gioco

Superenalotto, i numeri vincenti di oggi – Jackpot da 41,9 milioni di euro

di Redazione web