Gioco
Magnusson torna in Toscana dopo la vittoria più grande
L’ex ciclista svedese, che ha esordito con patron Fanini, ha da poco sconfitto un tumore e ora con la moglie Lena e i figli si gode le vacanze a Lido di Camaiore
di STEFANO FIORI
Tumore al cervello. Questa la diagnosi spietata, risalente all'inverno scorso, per l'ex-ciclista svedese Glenn Inge Magnusson che, a suo tempo, è stato l'ennesimo talento lanciato da Ivano Fanini: professionista dal 1996 al 2001 con il bottino di 13 successi incluse tre tappe al Giro d'Italia.
A due giorni di distanza dalla scoperta del tumore subito l'operazione chirurgica della durata di sei ore, che riesce perfettamente grazie alla bravura dello staff medico. Così, per l'estroverso Magnusson (chiamato Glenn in onore a uno dei primi astronauti scesi sulla Luna) dopo l'inferno ecco il paradiso, rappresentato dal viaggio di ritorno nell'amata Toscana insieme alla moglie Lena.
Che ricordo ha di questi ultimi mesi?
«Oggi posso dire di essere stato molto fortunato, ho vinto un'altra battaglia per merito di medici molto preparati e anche grazie alla tempestività nell'avere affrontato questo male terribile».
Ora eccola in Toscana, una regione che ama molto.
«E' tra le più belle d'Italia, ho vissuto a lungo a Lucca poi ho comprato una casa a Camaiore, dove mi reco spesso con la famiglia e dove ho un punto di riferimento in Francesco Chicchi».
Che importanza ha avuto per la sua carriera patron Ivano Fanini?
«Moltissima, è stato lui a tesserarmi, dato che in quel periodo il team Amore & Vita pescava spesso talenti nei paesi scandinavi. E' stato il momento decisivo della mia vita sportiva e con Fanini ho vissuto gli anni migliori della mia carriera ciclistica».
I ricordi più belli?
«Le tre tappe vinte al Giro d'Italia - battendo allo sprint anche Cipollini - un record per il ciclismo scandinavo che detengo ancora oggi con grande orgoglio. Quando vinsi la terza tappa, a Vasto nel'98, fu come se mi fossi imposto in un campionato del mondo...».
Qual è il ciclista che ha più ammirato?
«Gianni Bugno, un grande campione».
Nel 1999 si è trasferito alla US Postal di Lance Armstrong, che ricordo ha del texano e di quei 12 mesi americani?
«Lance era molto freddo nell'ambito di ogni gara e non dava confidenza a nessuno. La sera, in albergo, si trasformava in un simpaticone e legava molto con i compagni di squadra. Lo scandalo che lo ha travolto è tuttavia un monito per chi bara. Lasciai la US Postal a fine '99 poiché non fui selezionato per il Tour e la mancata convocazione mi fece capire che non c'era più posto per me in quella squadra. Comunque passai alla Farm Frites e quindi alla Domo, dove trovai quel grande tecnico che è Patrick Lefevere».
A fine '99 però attaccò la bici al chiodo dopo soli 5 anni tra i Pro: per quale motivo?
«Non reggevo più lo stress, avevo perso grinta e ambizione e così capii che era meglio smettere. Non riesco proprio a capire come facciano certi atleti di oggi a continuare a gareggiare oltre i 40 anni...».
Ritiene di avere centrato gli obiettivi che ti eri fissato quando iniziò a dedicarsi al ciclismo?
«Sì, ho vinto tre tappe al Giro d'Italia e soprattutto ho partecipato - riuscendo a terminarli - ai tre grandi Giri a tappe. Inoltre mi sono piazzato tra i primi 10 al mondiale di San Sebastian nel 1997. Insomma, sono contento così»"
Anche suo figlio Kim ha scelto il ciclismo, è stato leia indirizzarlo verso iquesta disciplina?
«Assolutamente no, a 12 è stato lui a inforcare la bici e da allora non ha più smesso. Ora ha 23 anni, dopo la Nippo-Fantini è passato a un team Continental svedese e sta ottenendo dei buoni risultati. E' un atleta molto più completo di me e si difende bene in salita».
Lei fai parte ormai da vari anni dello staff tecnico delle nazionali di ciclismo svedesi, con quali risultati?
«Nel 2002 e 2003 ho allenato le donne e sono arrivate due indimenticabili medaglie d'oro ai mondiali con Susanne Ljungskog. Poi ho diretto gli uomini dal 2009 al 2012 e, dopo un anno di stop ho ripreso nel 2014, puntando sui giovani e sul rinnovamento».
I suoi must durante il soggiorno in Toscana?
«Abbronzarsi al sole sulla spiaggia di Lido di Camaiore, fare scorpacciate di frittura di mare e, di tanto in tanto, gustare un po' di Brunello di Montalcino. Dopo le recenti paure ho voglia di vivere dei momenti da ricordare insieme a mia moglie Lena e ai miei due figli, Kim e Nina. Nella sede della squadra di Fanini ho rivisto i poster che immortalano le mie vittorie al Giro ed è stato bellissimo per il cuore e per il morale. Ivano Fanini e la sua famiglia meritano tutta la mia riconoscenza».
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
