Gioco
L’urlo di VaIron-Man Il “Guanto d’oro” ha trovato il padrone
Pugilato. Nella kermesse riservata ai migliori under 25 Vairo Lenti mette tutti al tappeto. «E ora il professionismo»
LIVORNO. Promessa mantenuta. Vairo Lenti, o più semplicemente, “VaIron-Man”, per i suoi tanti amici e tifosi, ha scritto il proprio nome nel torneo nazionale Guanto d’Oro d’Italia, trofeo Aldo Garofalo, in programma a Rossano, in provincia di Cosenza. La grande kermesse pugilistica riservata ai migliori boxer under 25 dello Stivale, indetta dalla F.P.I. ed organizzata in collaborazione con le Associazioni Sportive Dilettantistiche: Pugilistica Cariatese e Amaranto Boxe di Reggio Calabria.
Per mettere le mani sul prestigioso trofeo VaIron-Man, nel giro di 48 ore, da venerdì a domenica scorsa, ha battuto nell’ordine Donatello Perulli nei quarti, Nicola Cristofori in semifinale e Alessandro Mazzali (Team Boxe Roma XI) nella finalissima.
Un successo quello di Lenti, nella cat. al limite dei 64 Kg, tra le più belle e gettonate della noble art, frutto di classe, talento, tanti sacrifici e convinzione.
«Vado non per partecipare ma per vincere», ci aveva detto, con il sorriso sulle labbra, prima di partire. Aveva già capito tutto. «Il Guanto d’Oro -afferma- è uno trofei più ambiti a livello nazionale, secondo solo ai campionati tricolori».
Altre sue vittorie importanti in carriera?
«Due titoli regionali assoluti, due titoli interregionali e la soddisfazione, tre anni fa, di aver battuto l’azzurro e sei volte campione italiano Dario Vangeli».
Chi aveva a bordo ring?
«Babbo Roberto, supportato dal preparatore atletico Luca Giusti».
Qualche amico l’ha seguito anche in Calabria?
«Sono venuti molti amici a sostenermi. A tutti dico, anche pubblicamente, grazie di cuore».
Sempre convinto di passare tra i professionisti‘ L’ideale non sarebbe rimanere dilettante e cercare di entrare nel giro della nazionale?
«Il professionismo secondo me è la vera essenza della boxe. La nazionale non rientra nei miei programmi a meno che non mi facciano delle proposte allettanti».
Quanto ha sudato per prepararsi all’appuntamento?
«Ho iniziato a gennaio, sotto la guida di babbo Roberto, con allenamenti mirati curando, in particolare, potenza esplosiva, preparazione atletica, la resistenza e tecnica, anche con sedute di guanti».
Dove finiscono i suoi meriti e dove iniziano quelli di babbo e di Luca Giusti?
«Io ho messo: impegno, serietà, tanti sacrifici e fame di vittorie. Mio padre la sua grande esperienza, anche in nazionale e in combattimenti ad alti livelli. E Luca Giusti, che ha creduto nel nostro progetto, la sua grande professionalità. Anche per questo gli diciamo grazie».
Qualcuno a livello federale le ha fatto i complimenti?
«Mi ha contattato il presidente federale Alberto Brasca e si è complimentato con me».
Un po’ di tempo fa disse che cercava lavoro. Ha avuto qualche proposta interessante? E, se si, riesce a conciliare lavoro e pugilato?
«Lavoro come cameriere stagionale. Inizio il pomeriggio e termino la notte tardi. È facile quindi capire quanto sia stato duro prepararmi e quali sacrifici abbia dovuto fare per questo appuntamento. Speriamo che in un futuro, più o meno prossimo, possa mettere a frutto anche il mio diploma di perito tecnico o che qualcuno mi offra un lavoro che mi consenta di svolgere la mia attività sportiva in maniera migliore. Per adesso dico grazie ai miei attuali datori di lavoro».
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