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La maledizione di Leo, il perdente

La maledizione di Leo, il perdente

Argentina sotto choc dopo l’ennesimo ko di sabato col Cile Messi rifiuta il premio di miglior giocatore e poi sparisce

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SANTIAGO. “Triste, solitario y final”. Il titolo scelto dal grande scrittore argentino Osvaldo Soriano per uno dei suoi romanzi più noti racchiude in pieno l’ennesima sconfitta rimediata sabato sera a Santiago da Messi e dall'Argentina. Battuta 4-1 ai rigori dopo lo 0-0 alla fine dei 120 minuti (e con un beffardo cucchiaio finale di Alexis Sanchez) da un tosto e irriducibile Cile nella finale della Coppa America, l’Albiceleste si è lasciata sfuggire nel giro di un anno, dopo il Mundial brasiliano, un altro trofeo fondamentale. Ribadendo - lei e il suo leader - di essere sempre ai vertici mondiali ma di non riuscire quasi mai a vincere quando conta.

Per il futbol argentino è stata quindi una giornata triste, mentre la foto di un Messi più solitario che mai campeggia sui mass-media. I dubbi e le incognite su questa nuova delusione sono tanti: forse, azzarda qualche tifoso a Buenos Aires, siamo addirittura al “final” di un ciclo. Lo ammette anche Lavezzi, che insieme a Higuain si è mangiato i match-point di questa partita: «Non credo - ha detto il “Pocho” - che per molti di noi ci saranno altre chances di vincere titoli importanti».

Messi è comunque di nuovo il principale indiziato: anche a Santiago non ha brillato e non ha fatto la differenza. Anche se ha preso duri colpi e la squadra non l'ha aiutato più di tanto. Sta di fatto che Leo si conferma un re senza corona, per capire quanto questa nuova ferita bruci basta guardare qualche giornale argentino: “Incubo senza fine” scrive La Nacion, mentre il Clarin rammenta che l’Argentina non vince nulla di importante da più di vent’anni.

La “Pulce” per ora non parla, ma il suo choc si è rivelato evidente quando Messi ha rifiutato il premio per il migliore giocatore del torneo; dopodiché si è eclissato con la famiglia nella nativa Rosario. In compenso, lo fanno alcuni dei suoi compagni. Fra i più tristi c'è Mascherano: «È una tortura, è un karma negativo, non trovo altra spiegazione», ha sottolineato ieri il leader della Seleccion, che ha poi difeso il compagno di Nazionale e di club: «Nel calcio si vince e si perde in gruppo, è assurdo dare a volte tutti i meriti e altre volte tutte le colpe a Leo».

A Buenos Aires, dove molte critiche puntano su Higuain (oltre al gol mancato un altro rigore decisivo nelle nuvole, come al San Paolo contro la Lazio) quando si parla di Nazionale quasi tutte le polemiche finiscono su Tevez. Come tante altre volte, ci si chiede se Carlitos doveva essere in campo. Ma su questo il ct Martino pare non avere dubbi: fuori, in panchina senza entrare neppure un minuto. Viste come sono andate le cose, molti tifosi di Buenos Aires hanno preferito non pensarci più, dimenticare il rigore-beffa di Sanchez e godersi il sole della domenica. Ma l'eco della nottata dei festeggiamenti di Santiago - che peraltro sono sfociati in eccessi e tumulti che hanno provocato anche tre morti - è parso a tratti attraversare le Ande e giungere forte e chiaro fino al Rio de la Plata.

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di Redazione web