Gioco
Isa l’antidiva del basket rosa: «No alla Wnba, adotto un bimbo in Africa»
Livorno , Isabelle Yacoubou, tricolore con Schio vive da 4 anni a Livorno, dopo l’argento all’Europeo ha rifiutato le sirene di New York e Atlanta: vado in Benin e torno con il piccolo “Lulù”
LIVORNO. A segnare un canestro per sé, ha preferito mettere a referto un assist per gli altri. Al sogno di giocare nella Wnba con le sorelle in gonnella di Le Bron James e Stephen Curry, ha detto no: meglio dare un futuro a chi avrebbe rischiato di non averlo.
Così quando le sirene di Atlanta e New York sono venute a bussare (di nuovo) alla sua porta, ai campionati Europei di basket a Budapest dove ha vinto l’argento con la sua Francia, Isabelle Yacoubou ha sorriso, ringraziato e detto che «magari sarà per la prossima volta». Perché - spiega - «non è necessario andare al di là dell’Oceano per dimostrare chi sono. Se capita lo farò, ma solo per il mio divertimento. Altrimenti un giorno prenderò un volo con la mia famiglia e gireremo gli Usa tutti insieme».
Anche perché adesso la sua America è altrove, in Benin, nazione del corno d’Africa stretta nell’abbraccio di Togo e Nigeria. È qui che la campionessa, ribattezzata “Shaqoubou” per essere determinate sotto canestro come e quanto Shaquille O’Neall, è nata 29 anni fa. Ieri ad aspettarla in aeroporto ha trovato il piccolo Luiz, il bambino che assieme al marito Simone Fulciniti, artista livornese che ha sposato lo scorso anno, hanno avuto in affidamento sette mesi fa, ma che ancora non sono riusciti a portare a casa, in Toscana.
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«Lulù, come lo chiamiamo noi - spiega Isa - ha perso la mamma lo scorso anno. E mio zio, che è il padre, non può occuparsene, così con Simone ci siamo fatti avanti. All’inizio volevamo adottarlo, ma nel mio Paese ci sono leggi molto restrittive per l’adozione, per via del pericolo del traffico di organi e di bambini. Allora ci siamo rivolti a un legale che ci ha consigliato, per il momento, di prenderlo in affidamento. I documenti sono pronti, mio zio ha già rinunciato alla patria potestà, ma le lungaggini burocratiche sono infinite. Dall’11 dicembre scorso i documenti sono pronti, ma c’è sempre qualche intoppo. La speranza è tornare a metà luglio tutti e due insieme». La famiglia Fulciniti-Yacoubou vivrà, o meglio farà base, in via Solferino, nella zona popolare di Livorno, a due passi da Porta San Marco, dove nel 1848 i livornesi resistettero per due giorni agli austriaci prima di alzare bandiera bianca.
«Quando sono arrivata in Francia - ricorda - ho pensato di mollare. Avevo 17 anni e mille euro in tasca. Dopo aver comprato le scarpe da basket e l’attrezzatura sono rimasta con 200 euro. Potevo fare le valigie, lasciare Torbe e tornare al mio Paese. Invece non ho mollato: ho pianto tanto, ma non ho mollato. E dopo tre mesi l’allenatore mi ha chiamato dicendomi che sarei entrata nella prima squadra. Ecco, quel giorno ho capito che un futuro nella sport per me era possibile».
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Nel 2009 è finalista nel campionato francese e in Coppa, e viene eletta miglior giocatrice del campionato. In estate diventa campionessa d'Europa con la nazionale. Da qui in poi la sua carriera non si ferma più: titoli in Spagna, Turchia, Russia, argento all’olimpiade di Londra dove il futuro marito le chiede di sposarla in diretta tv. Pochi mesi dopo viene insignita dal presidente francese Hollande della Legion d'onore. «Peccato - ride - che non sappia andare a cavallo...». Proprio a Londra, mentre è a cena con il futuro consorte la avvicina dentro “Casa Francia” un signore di colore e le chiede una foto. «Mi disse che aveva giocato in Italia anche lui, al Parma e alla Juve. Se non era per mio marito non avrei mai riconosciuto Liliam Thuram». In mezzo a tante soddisfazioni anche qualche brutta esperienza come la fuga dalla Cina dopo essersi ribellata a un’ingiustizia sportiva.
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Ora a 29 anni la Modì dei canestri rosa che ha trovato la sua Parigi a Livorno, pensa al futuro. «Vorrei fare l’ambasciatrice tra l’Europa e l’Africa - dice facendosi seria - e seguire le orme di Nicolas Batum e Boris Diop, i due giocatori della nazionale francese che hanno costruito una accademia di Senegal dove fanno giocare i giovani a pallacanestro. Ecco tutto questo al femminile non esiste. La federazione francese sembra interessata: è un buon inizio».
L’immigrazione “sportiva” sembra lontanissima da quella di barconi, naufragi, morti e delle speranze infrante. «Ai miei fratelli - spiega - dico di non venire in Europa a fare gli schiavi. Ma i politici devono capire che chi parte lo fa perché è disperato, fugge dalle guerre e dalle persecuzioni. Sono la prima a dire che l’integrazione sia difficile. Pensate: appena arrivata in Italia quando passeggiavo mi chiedevano quanto prendessi».
Nella prossima stagione Isa giocherà ancora alla Famila Schio dove quest’anno ha vinto scudetto e Coppa. Ma il suo progetto è più ampio. «Il basket femminile in Italia deve diventare professionistico, basta essere dilettanti che pagano le tasse ma non hanno diritti».I suoi diritti Isa l’antidiva prova sempre a farli rispettare. Realizzando i sogni degli altri mentre insegue i propri.
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