Gioco
Anche una bara amaranto per l’ultimo viaggio di Eto
LIVORNO. La bara, amaranto, dice tutto. Più delle 117 presenze, in quattro stagioni di Serie A, con il Livorno. Più di quel legame, raccontato e sottolineato anche negli ultimi anni della sua vita,...
LIVORNO. La bara, amaranto, dice tutto. Più delle 117 presenze, in quattro stagioni di Serie A, con il Livorno. Più di quel legame, raccontato e sottolineato anche negli ultimi anni della sua vita, con la maglia amaranto. Più di quella rabbia, mai passata, per lo scudetto del ’43, perso nell’infinito e storico duello con il Grande Torino.
«La bara non poteva essere di un colore diverso», raccontano i parenti di Eto Soldani, scomparso all’alba di venerdì in un letto dell’ospedale, dove era ricoverato da una quindicina di giorni. Dentro, una maglia amaranto – portata dalla società grazie a Paolo Nacarlo, responsabile della comunicazione – con il suo cognome e il suo numero, il 2. Era il suo desiderio, lo ripeteva spesso ai due figli, Stefano e Francesco, e ai due nipoti, Andrea e Fabio. Fuori, invece, ieri mattina c’erano circa cento persone alla camera mortuaria per l’ultimo saluto. Un funerale civile, senza cerimonia religiosa, breve ma intenso e commovente.
La storia amaranto per Eto. C’erano i familiari, gli amici e i tifosi a dare l’addio a Soldani, volato via all’età di 93 anni per le conseguenze di un ictus, che lo aveva colpito nel giugno del 2012. Ma c’erano anche tre pezzi della storia amaranto. Su tutti Mido Bimbi, 91 anni, al quale era legato da una vita: due campionati insieme nel Livorno (1946/47 e 1947/48, entrambe in Serie A con due grandi salvezze) e un’amicizia da brividi, durata quasi settant’anni. Poi Mauro Lessi con il suo record, le 369 presenze nel Livorno. E c’era pure Corrado Nastasio, anche lui commosso per la scomparsa di una leggenda. Perché Soldani era l’ultimo giocatore – ancora vivo – di quella squadra che sfiorò lo scudetto nella stagione 1942/43. Adesso sono tutti in cielo, pronti per la rivincita.
Gianni Tacchi
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