Gioco
«Truccare una partita? Mai La mia morale me lo vieta»
«Nessuno mi ha contattato, e se fosse accaduto avrei avvisato subito la società Sono qui e ci metto la faccia, la mia famiglia mi ha insegnato valori positivi»
LIVORNO. La camicia bianca le iniziali cucite e le maniche tirate su fino a sotto il gomito. I bermuda blu notte come il suo umore. L'abbronzatura ricordo degli ultimi giorni spensierati trascorsi a Mykonos prima di quell'avviso di garanzia recapitatogli dalla Procura di Catania.
Marco Moscati, il centrocampista del Livorno tirato dentro per il numero di maglia nella brutta storia delle partite truccate, si difende e lo fa affidandosi a un comunicato che lui stesso legge nell'afa opprimente dello stadio Armando Picchi. Lo accompagna il direttore generale degli amaranto, Paolo Armenia.
«Lunedì Marco ci ha chiesto di convocare una conferenza stampa e noi abbiamo subito aderito alla sua richiesta. Il ragazzo parla a titolo personale».
Parola alla difesa. «Ho convocato i giornalisti – dice subito Moscati – perché voglio metterci la faccia. Non mi sarei sentito soddisfatto se il comunicato fosse stato pubblicato solo sul sito della società. Non è questione di coraggio. D'altronde che coraggio deve avere uno che è pulito?».
Parla lentamente il centrocampista del Livorno. In disparte c'è la presenza discreta e rassicurante di papà Andrea. Vuole togliersi un peso dallo stomaco, il numero 8 amaranto catapultato in una vicenda più grande di lui mentre si stava godendo le vacanze. Non tradisce neanche un filo d'emozione quando legge le trenta righe con cui definisce la sua posizione e chiede rispetto.
Il comunicato. «Buonasera, sono Marco Moscati, livornese di 22 anni. Sono un giocatore del Livorno Calcio dal 2002, quindi da quando avevo dieci anni. Ho fatto tutta la trafila delle giovanili, fino alla Primavera, ed ho esordito in serie B nell'ultima partita di campionato, Livorno-Frosinone, il 29 maggio 2011 con allenatore Walter Novellino.
Dopo tre anni in prestito al Perugia Calcio ho coronato il mio sogno di indossare, da titolare, la magla amaranto nella stagione calcistica da poco terminata e sto tuttora provando a coronare quello di diventare un calciatore. Ho ricevuto il 25 giugno 2015 un avviso di garanzia da parte della Procura della Repubblica di Catania. Ho letto sulla stampa l'infamante possibilità di aver partecipato ad una presunta combine per favorire la vittoria del Catania in occasione della partita Catania-Livorno del 2 maggio scorso.
Non conosco alcuna delle persone che, secondo la stampa, sarebbero coinvolte in questa scellerata vicenda e non sono mai stato contattato da alcuno per proposte del genere. Se fosse accaduto e accadesse in futuro, avrei riferito e riferirei immediatamente il fatto alla società e agli organi competenti.
L'educazione morale e sportiva che ho avuto dalla mia famiglia e dalla società mi pongono anni luce lontano dal solo pensare di truccare una partita per un euro o per milioni di euro.
Attendo di poter chiarire al più presto questo incubo e da persona completamente innocente ed estranea a qualsiasi coinvolgimento in fatti così infamanti, spregevoli, antimorali e antisportivi, chiedo con cortesia rispetto per me e per la mia famiglia». Già, la famiglia. Un punto di riferimento fondamentale in giorni così difficili e complica Marco è il piccolo di casa. Prima di lui ci sono Luca. «il più matto di noi» e la sorella Camilla: «Mi ha reso zio di Adele e Anna. Due splendide gemelle». Il pensiero della nipoti gli regala il primo sorriso da cinque giorni. La lunga estate calda di Moscati, purtroppo, continua.
Interrogato Terlizzi. «Il mio assistito ha riferito tutto quello di cui era a conoscenza, escludendo categoricamente non solo il suo coinvolgimento in questa presunta ipotesi di combine relativa a Catania-Trapani, ma negando categoricamente di avere avuto anche lontanamente il sentore che ci fosse qualche manovra strana intorno alla partita». Lo ha detto l’avvocato Paolo Rodella, legale difensore di Christian Terlizzi, il giocatore del Trapani indagato nell’ambito dell’inchiesta della Dda di Catania ’I treni del gol’, al termine dell’interrogatorio. «Un interrogatorio assolutamente sereno, cordiale», ha aggiunto l’avvocato.
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