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Quintetto italiano a Wimbledon grazie ai ripescaggi

Quintetto italiano a Wimbledon grazie ai ripescaggi

Forfait di David Ferrer, arriva il toscano Luca Vanni Intanto Murray si affida al sostegno di uno psichiatra

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LONDRA. Subito una bella notizia per il tennis italiano e toscano in particolare: Luca Vanni, 29 aretino, rientra nel tabellone principale di Wimbledon dopo il forfait di David Ferrer. Lo spagnolo, attraverso twitter, ha annunciato che non sarà al torneo londinese al via oggi per un infortunio al gomito. Diventano così cinque i rappresentanti azzurri nel tabellone maschile: in seguito al ritiro dell’ultim’ora di Ferrer, testa di serie numero 8, è stato ripescato appunto Vanni, primo della lista dei lucky loser davanti allo spagnolo Adrián Menendez-Maceiras, all’argentino Guido Pella ed al croato Ivan Dodig. Il trentenne aretino esordirà martedì affrontando la wild card britannica James Ward, numero 110 del ranking Atp. Per Vanni, che si aggiunge ad Andreas Seppi, Fabio Fognini, Simone Bolelli e Paolo Lorenzi, è la prima partecipazione al tabellone principale dei Championships. Quinta testa di serie delle qualificazioni, non aveva sfruttato nel turno decisivo contro l’australiano Luke Saville due set di vantaggio e soprattutto un match point sul 7-6 del tie-break del quarto set ed aveva finito per cedere per 4-6, 4-6, 6-3, 7-6(7), 6-4.

Quanto peserà la cocente sconfitta nella finale del Roland Garros di tre settimane fa? È questa la domanda che accompagna Novak Djokovic, campione in carica a Wimbledon, alla vigilia del suo esordio sull’erba londinese. La sconfitta contro Wawrinka e la delusione per aver ancora una volta fallito l’appuntamento con l’unico titolo dello Slam che ancora manca al campione serbo sono state difficili da digerire per Djokovic, che sino a Parigi era stato protagonista di una prima metà di stagione fantastica, grazie ai titoli vinti agli Australian Open, a Indian Wells, a Miami, a Monte Carlo e a Roma. Il serbo, che a Wimbledon vanta due titoli (2011 e 2014) e una finale (2013), ha preferito «fermarsi» per qualche settimana, dedicandosi alla famiglia: è tornato sulla scena pochi giorni fa, giocando il Boodles Challenge, un’esibizione, per prendere confidenza con l’erba. «Non è la prima volta - ha sottolineato Djokovic - che dopo Parigi non partecipo ad altri tornei fino a Wimbledon: lo avevo fatto già nel 2014, per esempio, e poi qui ho vinto. Certo quest’anno tra il Roland Garros e Wimbledon c’è stata una settimana in più di pausa, ma penso di aver utilizzato al meglio i giorni di allenamento prima di questo appuntamento, anche se un’esibizione è molto diversa da un match di un torneo, figurarsi di uno Slam».

E Murray? Il segreto dell’ottima stagione disputata fin qui dall’inglese è uno psichiatra, a cui il campione inglese si è affidato per tornare competitivo e puntare a vincere il suo secondo titolo a Wimbledon. Murray è inserito nella parte del tabellone opposta a quella del numero 1 del Mondo Novak Djokovic, che potrà affrontare solo in finale come accaduto nel 2013. Dopo quel trionfo, però, Murray ha perso otto volte di fila contro Nole. Dopo un periodo di scarsa fiducia, anche a causa di un infortunio alla spalla, lo scozzese è tornato in auge quest’anno anche grazie ad un aiuto. «Io non uso uno psicologo dello sport, è un pò diverso. Io sono più interessato a conoscere perché il cervello funziona in un certo modo e perché può reagire in certi momenti», ha spiegato Murray ai media britannici alla vigilia del torneo a cui tiene così tanto.

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di Redazione web